Tu, giornalista di Repubblica, sai contare?

ATTENZIONE: questo è un articolo polemico. Ma giustamente.

15 giugno 2015. Con un seminario presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la Collaborazione OPERA annuncia di aver osservato la quinta interazione di un neutrino di tipo tau all’interno di un fascio di puri neutrini mu. Questo risultato porta la significatività dell’esperimento a 5.1 sigma, il livello richiesto per dichiarare una scoperta. Risultato importante quindi. Di cosa significhi tutto questo scriverò in modo più approfondito tra un paio di giorni. (Aggiornamento: potete leggere il mio articolo a riguardo qui)

Alcuni giornali dedicano un po’ di spazio alla notizia. Repubblica per esempio:

Schermata 2015-06-16 alle 16.25.52

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.32

Lasciamo perdere il titolo, che fa apparire un neutrino alla stregua di un alieno o uno zombie. Ma si sa, ci vuole un titolo accattivante per attirare i lettori, e poco importa se è un po’ fantasioso.

Ma tu, “giornalista” della sezione Scienze di Repubblica, mi spieghi come puoi corredare un articolo sull’esperimento OPERA con la foto del rivelatore di Super Kamiokande, un esperimento che si trova in Giappone?
Sai usare Google immagini? Ti insegno: vai su http://www.google.it e selezioni “Immagini”. Poi scrivi qualche parola chiave, per esempio in questo caso “esperimento OPERA”, per dire una cosa semplice e rimanere sul vago.

Schermata 2015-06-16 alle 16.36.31

Queste sono le prime immagini che appaiono se faccio la suddetta ricerca e, bravo Google, sono tutte immagini che riguardano l’esperimento OPERA. Scegli quella che ti piace di più, poi siccome sei un giornalista, e un giornalista verifica sempre ciò che pubblica, dovresti verificare che l’immagine che hai scelto sia effettivamente dell’esperimento OPERA, e non magari della chiesa OPERA pia, che si sa Google è bravo, ma non può sostituirsi al tuo intelletto.

Oppure, per differenziarti dalle ricerche che si fanno per le tesine delle scuole elementari, potresti andare sul sicuro sul sito dell’esperimento e sfogliare la gallery, messa lì a disposizione anche per te: http://operaweb.lngs.infn.it/spip.php?rubrique3.

Che fatica, eh!

Chissà che percorso contorto hai fatto per pescare una foto che non c’entra nulla.

Ma andiamo avanti, perché la tua bravura vien fuori verso la fine del breve articolo, quando, dopo aver scritto:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

appena 7 righe dopo continui dicendo:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

UNO SOLO?

Benedetto figliolo, stiamo festeggiando l’osservazione del QUINTO evento di neutrino tau. L’hai detto tu che il primo era stato osservato nel 2010, ma ce ne sono voluti altri quattro per dichiarare la scoperta. 1+4=5.

E 5 ≠ 1. Se tu hai 1 mela e io ho 5 mele, NON abbiamo lo stesso numero di mele, giusto?

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Ora, se non si fosse capito, leggere questo “articolo” mi ha innervosito molto. Mi innervosisce non solo perché contiene informazioni sbagliate, senza nemmeno coerenza interna, e sbagliate non perché sono concetti difficili che un profano magari può faticare a comprendere e rielaborare in un articolo (diciamolo, hai proprio fatto un lavoro coi piedi), ma anche perché sei lì a occupare un posto come “giornalista scientifico” al posto di qualcun altro che, magari, sa contare e usare google immagini.

Su Einstein che batte neutrini 1-0 e altre simili sciocchezze

Già da ieri erano iniziati i primi rumors riguardanti un possibile errore strumentale trovato dal team di OPERA, che avrebbe inficiato il risultato presentato a Settembre dalla Collaborazione, secondo il quale i neutrini potrebbero viaggiare più veloci della luce.

Prima ancora di leggere il comunicato ufficiale rilasciato dal CERN, i telegiornali hanno annunciato che le misure erano sbagliate, concludendo con perle di saggezza del tipo:

“e questo ci dimostra la grandezza di un unico uomo [Einstein, nda] quando ancora non esistevano i computer”.

Ma il peggio è sui social networks, dove tutti, ma proprio tutti, oggi si sentono in dovere di commentare la notizia con frasi tipo:

“Einstein batte neutrini 1-0”

“Einstein è salvo”

“Oltre alla linguaccia Einstein fa il dito medio ai neutrini”

“Albert rules! He’s a boss!”

“La rivincita di Einstein”

“Einstein scialla!”      [al tg2 delle 13]

“Heinstein torna in pole position”       [sì, con l’h…]

o ancora:

“Nuova figura di m… per i neutrini italiani”

“Neutrini, che boiata colossale”

“Neutrini più veloci della luce: era solo una bufala”

E così via.

Anche la Gelmini non ha perso tempo e ha colto al volo l’occasione che le si presentava per dire la sua sciocchezza quotidiana, senza la minima vergogna:

Sarò noiosa, ma tutti questi commenti gratuiti mi infastidiscono.

A chi li scrive vorrei dire: “no, non avete capito niente di come funziona la scienza!”

Nella scienza, infatti, non c’è alcuna gara tra Einstein e i neutrini: (cito da un articolo pubblicato dopo settembre http://www.ilgalileo.eu/0601-einstein.html)

La cosa che probabilmente risulterebbe più sconvolgente per il grande pubblico [se il risultato sui neutrini superluminali fosse confermato, nda], però, sarebbe il colpo all’immagine di Einstein come grande guru infallibile, e al concetto di “teoria scientifica”. Troppo spesso, infatti, si sono trasformati l’immagine e il lavoro di alcuni scienziati in simboli, che vengono proposti ai profani da altri profani quali sacre icone intoccabili e perfette: nuove figure ieratiche che sostituiscono alla barba fluente e al cipiglio severo del profeta biblico capigliature scarmigliate, sorrisi ironici e linguacce estroflesse, mentre formule come E=mc2 assurgono a mantra della nuova era (e vengono pure usate in modo erroneo). Ben poco si fa invece per comprendere il significato fisico di tali formule, o anche solo lo spirito e l’atteggiamento intellettuale di questi personaggi.

L’eventuale crollo di un tale edificio ideologico sotto i colpi di una nuova scoperta avrebbe delle conseguenze facili da immaginare; crollerebbe una grande illusione mediatica, che però la comunità scientifica non si è mai sognata di alimentare. Eppure sarebbe proprio quest’ultima a pagare lo scotto più alto all’interno della società. Dal semplice “Einstein aveva sbagliato la predizione sui neutrini” si passerebbe a dire che “l’intera teoria di Einstein non è più valida” per poi dire che “la scienza fornisce soltanto teorie, non certezze” fino al liberi tutti: “una teoria è soltanto un’opinione e qualsiasi opinione è ugualmente valida” – cosa che si sente fin troppo spesso, specialmente ad opera dei sostenitori di teorie che di scientifico hanno solo il nome, come il “disegno intelligente della vita”.

Niente sarebbe più sbagliato, falso e intellettualmente disonesto di ciò. Per prima cosa, Einstein non ha sbagliato alcuna predizione sui neutrini… per il semplice fatto che la teoria einsteiniana precede di circa trent’anni la teorizzazione dei neutrini, che avvenne a metà degli anni Trenta ad opera di Pauli, Fermi e Heisenberg. […]

La teoria di Einstein rimane valida. Il cellulare che abbiamo in tasca continua a funzionare, grazie a onde elettromagnetiche il cui comportamento è perfettamente previsto dalla relatività speciale; il navigatore GPS delle nostre autovetture, e la parabola della TV satellitare, continuano a ricevere il segnale dai satelliti tenendo conto dell’effetto Doppler relativistico; e i nostri computer continuano a processare dati, e a ricevere informazioni via fibra ottica, in perfetto accordo con la teoria einsteiniana. La precessione del perielio di Mercurio continua ad essere ben spiegata dai calcoli di Einstein.

Einstein, nel formulare la sua teoria della relatività, la estendeva in realtà oltre quella galileiana-newtoniana, e la ricomprendeva all’interno della propria come caso speciale che si verifica a basse velocità. Ciò non distruggeva la validità del lavoro di Galilei e Newton, tant’è che ancora oggi il volo spaziale, anche interplanetario, è calcolato in termini newtoniani (il volo spaziale è un fenomeno “a bassa velocità” rispetto alle velocità relativistiche). Le nuove scoperte non spiegate da teorie precedenti, che però forniscono una buona modellizzazione di tanti fenomeni, non comportano l’annullamento di queste ultime, ma semplicemente una riscrittura e un’inglobazione del vecchio modello in uno di applicazione più generale o di precisione maggiore.

Appurato, dunque, che Einstein non andrebbe “in pensione” se i neutrini viaggiassero davvero a velocità superluminali, passiamo al secondo punto, ovvero aspettare le fonti ufficiali prima di aprir bocca.

Infatti, nel comunicato ufficiale del CERN (http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2011/PR19.11E.html) si legge che le fonti di errore trovate sono due e che devono ancora essere confermate da ulteriori verifiche: una di queste tenderebbe a sovrastimare il tempo di volo misurato, mentre l’altra a sottostimarlo. Quindi i due effetti potrebbero compensarsi, lasciando invariato il risultato, o uno dei due potrebbe prevalere sull’altro e di conseguenza i neutrini potrebbero o viaggiare più lentamente della luce oppure ancora più velocemente. Fino a quando non saranno condotti ulteriori test, non si può giungere a nessuna conclusione.

E’ molto probabile che, alla fine di tutte le verifiche si troverà qualche inghippo per cui i neutrini non superano la velocità della luce, ma credo non sia questo il momento.
Si legge, ad esempio, sul blog di Roberto Battiston su Le scienze (http://battiston-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/22/riecco-i-neutrini-probabilmente-piu-lenti):

In linea di principio di due effetti tendono a cancellarsi, ma vi sono  ragioni per pensare che il primo effetto sia dominante sul secondo e che sia la causa dell’anomalia annunciata lo scorso settembre da Dario Autiero del CNRS di Lione, in un  seminario al CERN che ebbe  risonanza mondiale. L’articolo sottomesso dalla Collaborazione OPERA  per pubblicazione, e che stava venendo valutato dai referees, è stato quindi temporaneamente ritirato.

Con ogni probabilità verranno effettuate altre misure con particelle di alta energia (neutrini provenienti dal CERN a partire da aprile oppure  raggi cosmici di altissima energia) e solo queste misure dirette saranno in grado di fugare ogni dubbio residuo.

Concludo dicendo che in questa storia non ci sono, secondo me, figure di “merda”, come pensano in molti: nel presentare i propri risultati a settembre, infatti, la Collaborazione OPERA era stata estremamente prudente, scrivendo che ulteriori studi erano necessari per verificare che non ci fossero fonti d’errore sistematico non ancora considerate. Nessuna figuraccia quindi, ma soltanto il sano progredire della scienza che funziona e una prova della validità del metodo scientifico.

Cito dal blog di Borborigmi: (http://www.borborigmi.org/2012/02/23/prima-di-annunciare-un-risultato-eccezionale-meglio-controllare-tutti-i-connettori)

Nell’ambiente lo scetticismo sulla misura di OPERA non è mai sceso sotto il livello di guardia, e che ci fosse un problema sperimentale nascosto da qualche parte era l’opinione probabilmente più diffusa. Il sistema di misura del tempo di percorrenza di OPERA è incredibilmente complesso, e molti di noi sospettavano che l’inghippo potesse nascondersi. Ma ovviamente è facile fare gli sboroni con il senno di poi, e obiettivamente anche antipatico. In questo senso, penso sia giusto riconoscere a OPERA di aver mantenuto una certa cautela scientifica: la collaborazione non ha mai fatto nessuna dichiarazione roboante sulle potenziali implicazioni del risultato, ed ha sempre detto di aver bisogno di verifiche, e che la comunicazione alla comunità serviva principalmente per aver consigli e suggerimenti. In questo senso, se volete, la storia di OPERA è un esempio di ricerca scientifica sana: si misura qualcosa, si cerca di capire, non ci si riesce, si chiede consiglio, si progettano prove e verifiche indipendenti, eventualmente si trova un errore, si rettifica e si va avanti. E ci tengo a sottolineare che per il momento non sappiamo né se questi effetti sono confermati, né quantitativamente quale sarebbe l’impatto sulla misura. Non è escluso che alla fine l’impatto non riesca comunque a ridurre la misura della velocità al di sotto di quella della luce. Mi sembra presto per cantare vittoria.

Il problema è invece il baraccone mediatico costruito intorno, allora come adesso. Vi sfido a trovare un solo fisico che abbia dichiarato negli ultimi mesi che “Einstein è da mandare in soffitta”, che invece è stato probabilmente il titolo più gettonato da giornali ed agenzie. Giornali ed agenzie che oggi non mancano di titolare “la rivincita di Einstein” o roba simile, manco la scienza fosse una guerra a veder chi ha ragione e annientare chi non ce l’ha.

La ricostruzione dell'esperimento Gran Sasso. Una iniziativa italiana in collaborazione con il Cern e il Paese delle Meraviglie (Immagine di Massimo Gentile, http://iltunnelditalia.blogspot.com/2011/09/la-gelmini-il-cern-ed-il-tunnel-il.html)

Un podcast che parla di scienza

Da qualche mese a questa parte c’è una nuova attività che occupa parte del mio (praticamente inesistente) tempo libero ed è la collaborazione con il podcast Scientificast.it.
Si tratta di un podcast che si propone di portare alle orecchie di un pubblico appassionato informazioni, news e concetti di carattere scientifico con un taglio divulgativo e il più possibile divertente.

A condurre il podcast sono Paolo Bianchi  (a.k.a. PB, dottore in chimica, blogger e tra i primi podcaster indipendenti in Italia nel 2006 con The Everyday Show) e Simone Angioni (PhD in chimica, blogger, collaboratore del CICAP). Insieme a loro una piccola squadraMarco Zambianchi (appassionato di spazio ed astronautica, co-fondatore dell’associazione ISAA (Italian Space and Astronautics Association), fondatore e speaker del podcast Astronauticast), Giuliano Greco (ricercatore nel campo della biologia marina presso il CNR di Genova)Silvia De Stefano (Laureata in Fisica, attualmente lavora come ricercatrice presso l’Istituto di Biofisica del CNR di Genova per il quale si occupa di studi riguardanti proteine umane coinvolte in malattie genetiche rare) e.. la sottoscritta!

Sinceramente, non avrei mai pensato di intervenire in un podcast, ma devo ammettere che quest’esperienza mi sta piacendo ed entusiasmando parecchio, perciò ringrazio di cuore Paolo e Simone per avermi coinvolto e dato quest’opportunità.

Quest’ultimo periodo è stato piuttosto elettrizzante dal punto di vista scientifico, in particolar modo per la fisica delle particelle: neutrini che forse vanno più veloci della luce, i primi (ancora incerti) piccoli segnali sull’esistenza del bosone di Higgs… e ovviamente a Scientificast ci siamo occupati di tutti questi argomenti!

Al bosone di Higgs abbiamo dedicato una puntata speciale monotematica, che dopo due settimane di duro lavoro è stata finalmente messa online stanotte (cliccate sulla figura!):

Se l’ascolterete, spero la troverete interessante. Abbiamo fatto del nostro meglio e perdonate eventuali sviste ed errori che possono sfuggire tra ansia, fretta, stanchezza e problemi vari.

Un’altra puntata che voglio segnalarvi è quella in cui ho intervistato la prof.ssa M.T. Muciaccia, responsabile nazionale dell’esperimento OPERA, sui neutrini superluminali. La trovate nel terzo episodio a partire dal min. 19.

Se le scienze vi piacciono, dalla chimica alla biologia, dalla fisica all’astronomia, e cercate qualcosa che vi faccia passare il tempo in modo divertente mentre guidate, fate jogging, lavate i piatti, ecc… non vi resta che scaricare tutte le puntate del podcast! Potete anche abbonarvi gratuitamente tramite iTunes, diventare fan della nostra pagina su Facebook e seguirci su Twitter.

PS: La scienza è bellissima, e ancor più bello è riuscire a trovare qualcuno che cerca, con passione, di spiegare con parole  semplici questo e altro:

Sui tunnel tecnologici e i neutrini che “sono viaggiati”

Cara Mariastella,

è il terzo post (qui e qui i due precedenti) che dedico ai tuoi errori e non so più se riderne o piangerne: non riesci proprio a farne una giusta, eh?

E’ di ieri (09/10/11) questo articolo su Repubblica:

L’INTERVISTA

“Pronta ad ascoltare la protesta
A Giulio dico: basta tagli sulla scuola”

I cortei, i fondi, i dati taroccati, la gaffe sul tunnel. Parla Maria Stella Gelmini. “Non sono più disposta a sopportare una diminuzione dei finanziamenti”. La gaffe? “Il vero errore è stata la replica. Bastava chiedere scusa e farci su un po’ di ironia”

 

E questa volta si tratta di una intervista, non puoi dare la colpa a qualcun altro… ma andiamo subito a vedere con quale perla di saggezza hai illuminato le nostre menti questa volta:

Quel giorno eravate al Quirinale, avevate affidato il comunicato a un giovane, non l’avete controllato.

“Al primo incidente di percorso ho pagato un prezzo alto, sono stata travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata: il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie. Bastava chiedere scusa, e farci su un po’ d’ironia.

Brava, Marystar, hai detto una cosa giusta, peccato che poi hai proseguito dicendo:

So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, “il “tunnel tecnologico” dentro il quale sono viaggiati i neutrini”.

CHE???????????????????? O_o

Tunnel TECNOLOGICO? E c0s’è un tunnel tecnologico? Non c’è nessun tunnel! NESSUNO! Di nessun tipo!! Abbiamo cercato di spiegartelo in tutti modi, ma a quanto pare non c’è speranza…

Sono curiosa di capire: nella tua fervida fantasia, cosa sarebbe un tunnel tecnologico? Uno con “atomogrill” di ultima generazione???

Del resto non mi stupisce che, quando sei andata al CERN non abbia visto tunnel, non credo che si possa entrare per visite turistiche negli acceleratori… e se anche supponessimo per assurdo che esistesse un tunnel per neutrini dal CERN al Gran Sasso, pensavi forse di percorrerlo tutto a piedi??
Tuttavia immagino che qualcosa ti abbiano spiegato, ti avranno mostrato almeno qualche foto… il CERN è tutto un tunnel!
Ma probabilmente, dice un mio amico, sarà andata così:

-Ministro benvenuta al CERN, è pronta per il giro turistico?
-Certo, avete la mia più completa attenzione!

E vogliamo parlare del “sono viaggiati”? SONO viaggiati??? Passi per la fisica, passi pure la logica, ma nemmeno l’italiano sai? E sei il nostro MINISTRO DELL’ISTRUZIONE????????????

Copio dal Garzanti, giusto per rendere chiaro che non esistono eccezioni:

viaggiare
Sillabazione/Fonetica: [viag-già-re]
Etimologia: Deriv. di viaggio
v. intr. [io viàggio ecc. ; aus. avere]

 

Mia cara Mariastella, nei post precedenti ti avevo consigliato di contare fino a 10 prima prima di aprir bocca e di verificare (è sufficiente Google!) ciò di cui parli, ma visto come procedono le cose ti dò un altro consiglio: STAI ZITTA, è meglio!


Miur, replica ridicola

Cara Maristella,

sono sempre io, ti ho scritto anche ieri. Mi chiedevo se avessi letto la rettifica che il MIUR ha pubblicato ieri per riparare alla tua gaffe e volevo sapere: ma vi sembriamo così idioti???

L’ufficio stampa del Ministero precisa che, ovviamente, il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale. Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Questa polemica è dunque destituita di fondamento ed è assolutamente ridicola.

Mi sembra chiaro che dietro a questi comunicati ci debba essere un comico in vena di battute, perché suvvia… non è possibile definire questa scoperta “vittoria epocale” (vedi comunicato del 23/09/11), così come non è possibile sostenere che la frase “alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso” non sia “per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso”.

Suvvia, Marystar, un po’ di dignità! Non ti bastano le battute che inarrestabili già circolano sulla rete? Ti prendono in giro persino su Famiglia Cristiana, dove hanno pubblicato un esilarante dialogo tra te e un neutrino:

Buonasera, cercavo il signor Neutrino.
  “Sono io, mi dica, con chi parlo?
Sono Mariastella Gelmini.

“Ah…ah…ah…”
Non rida per favore e mi ascolti…

“Ih…ih…ih….”
Non rida!!!
A proposito: sto guidando, se cade la linea è perchè sono in galleria…. le è piaciuta questa?”
Per niente, rallenti e mi ascolti: lei mi ha rovinata!
  “Guardi che ha fatto tutto da sola! Sono due ore che sono su Twitter e… non ridevo così dai tempi di Totò al Giro d’Italia”.
Io ho solo scritto un comunicato per congratularmi col Cern di Ginevra!

“E ha scritto che per superare la velocità della luce io percorro un tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso!”.
Non posso sapere sempre tutto… 

“Tra Ginevra e il Gran Sasso ci sono 730 chilometri, se l’immagina un tunnel lungo 730 chilometri? Quindici volte circa quello sotto la Manica, che è 50 chilometri, 45 volte il Gottardo!”.
Ma allora scusi, come fa…
“I neutrini passano attraverso la roccia, che per un neutrino, date le dimensioni infinitesimali, è come se non esistesse. Percorriamo i 730 chilometri in linea d’aria. Poi, una volta arrivati nei laboratori sotto il Gran Sasso, veniamo intercettati da mattoncini di piombo e lastrine forografiche. Una sorta di fotofinish”
Comunque la polemica è falsa e pretestuosa.
“Andiamo! Lei pensava a un tunnel vero! Magari con la dogana, il telepass e le soste all’autogrill, con tanto di Polstrada: chi siete? Dove andate? Siamo due neutrini. Patente e libretto”.
Senta, signor Neutrino, mi deve aiutare a uscirne. Ormai è un tormentone, sul Web mi chiamano Mariastella Neutrini. Solo lei, riconoscendo che il vostro esperimento deve molto al ministero del’Istruzione, può difendermi.

“Sì certo, come no, l’aiuterò a cercare una luce in fondo al tunnel”.
Ecco sì, mettiamola così, una luce in fondo al tunnel… 

“Mi spiace, ha scelto la particella sbagliata, io la luce nel tunnel la supero”.
Ma tutte quelle battute… 

“E come no? Ne ho letto di bellissime. Attenzione, code di neutrini sotto il Gran Sasso, traffico rallentato tra Ronco Bilaccio e Barberino del Mugello. Com’è che il Tom Tom non lo segnala?”.
La smetta!

“E senta questa, l’ho trovata su Facebook: e guidare nel tunnel a fari spenti nella notte per vedere/dove il neutrino va a morire”.
La prego, la smetta non faccia il … materialone! 

“Guardi che se c’è uno che non può essere chiamato materialone sono io. Sono una particella elementare. Subatomica. Le piace Harry Potter?”.
Potter il filosofo?

“No, quello è Popper. Harry Potter il maghetto, senta questa: si informano i signori passeggeri che il binario 9 e 3/4 non conduce a Hogwarts, ma al Cern di Ginevra”.
Io volevo solo celebrare un avvenimento scientifico di fondamentale importanza, epocale, direi…e invece è tutto il giorno che mi prendono in giro, insegnanti, studenti, bidelli, lo hanno già ribattezzato il Tunnel Gelmini. 

“E come no? Il Tunnel Gelmini comparirà nella terza prova della maturità 2012. Quanto è lungo? A: 3km. B:1metro e 70 cm. C: Ventimila leghe sotto i mari”.
L’avevo pregata di smetterla!!!

Aspetti, l’ultima: “Neutrini fuori dal tunnel, ora si cerca il pusher che li ha riforniti”.
Ora basta! A questo punto mi rivolgerò al Premier e gli chiederò di chiudere il Cern di Ginevra, finanziato coi fondi del Governo italiano. Altro che Nobel, vi ritroverete a montare orologi a cucù, lei e quel supponente di Rubbia…

“Non credo proprio. Il premier Berlusconi, appresa la notizia, ha dichiarato: ne voglio uno anch’io, da Villa Certosa a Palazzo Grazioli”.

Non prendertela, Mariastella, lo sappiamo che probabilmente quel comunicato non l’hai neanche scritto tu e che avevi capito “neutreni” invece di “neutrini”, ma che dici, forse, la prossima volta, prima di scrivere castronerie non sarebbe meglio contare fino a 10 e fare una piccola verifica?

Sempre cordiali saluti,

Giuliana Galati

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Altri link sull’argomento:

Cara Mariastella, hai capito male…

Cara Mariastella,

sono sicura che il tuo plauso e le tue congratulazioni agli scienziati dell’esperimento OPERA saranno molto graditi, ma permettimi di informarti che hai fatto la tua ennesima gaffe. In questo comunicato Stampa, infatti, ti mostri fiera del finanziamento di 45 milioni di euro per la

“costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento”

ma mi dispiace, ti hanno informata male: non c’è nessun tunnel che collega il CERN al Gran Sasso… i neutrini viaggiano sotto terra senza bisogno di scavare tunnel perchè sono così piccoli, ma così piccoli, ma così piccoli che possono percorrere più di 700 km sotto terra senza interagire con la materia! Anzi, tu pensa che l’esperimento OPERA è stato progettato proprio al fine di determinare se i neutrini abbiano o meno massa…

Disegno schematico della traiettoria del fascio CNGS (Cern Neutrinos to Gran Sasso)

Comunque è bello pensare che, secondo te, per scavare 732 km di tunnel, attraversando persino le Alpi, basti un contributo di 45 milioni di euro.. pari a quello che spendete per MEZZO CHILOMETRO DI ALTA VELOCITA’ FERROVIARIA

Non ancora appagata per la baggianata scritta, continui il comunicato dicendo:

“Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione”

Sì, certo, e infatti i ricercatori italiani ti ringraziano affettuosamente dal tetto del CERN con striscioni dal significato inequivocabile…

Altre foto qui: http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/29/foto/i_ricercatori_del_cern_contro_la_gelmini-9638554/1/

Mia cara Maristella, ti rivolgo il mio plauso e le mie congratulazioni per per essere riuscita a scrivere così tante sciocchezze in solo 8 righi e ti prego di portare le mie congratulazioni anche al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per aver pubblicato tale comunicato sul suo sito.

Cordiali saluti,

Giuliana Galati

Arriva la Superluna! Stupendo spettacolo o catastrofe annunciata?

Stasera Superluna!

Cos’è? Come spiegato direttamente sul sito della NASA, la ‘Superluna’ è una situazione in cui la luna è leggermente più vicina alla Terra nella sua orbita rispetto alla media e per questo motivo sembra più grande del solito. Questo effetto è più evidente quando si verifica nello stesso tempo la luna piena, come in questo caso.

E mentre qualcuno coglie l’occasione per organizzare una serata romantica, sulla rete circolano articoli in cui si prevedono scenari apocalittici causati dalla Superluna.

Ad esempio, su www.express-news.it avevano pubblicato il 9 Marzo (quindi prima che si scatenasse il terremoto in Giappone) un articolo intitolato “La prossima settimana ci sarà la Superluna, qualcuno sospetta che possa influire sul nostro pianeta” in cui si diceva:

Il mondo potrebbe essere in pericolo! La prossima settimana, il 19 marzo, la luna si troverà alla minore distanza dalla terra mai raggiunta negli ultimi 18 anni. A soli 221,567 mila miglia di distanza.Alcuni scienziati avvertono che ciò potrebbe innescare condizioni estreme in tutto il mondo, dai terremoti ai maremoti, attività vulcanica, oltre a possibili conseguenze sulla meteorologia.

Molti siti internet hanno lanciato l’allarme, forse esagerando, per l’approssimarsi di un evento catastrofico a livello mondiale.Superlune precedenti – o “perigei lunari” -si sono avute nel 1955, 1974, 1992 e 2005.  Ebbene in ognuno di questi anni sono accaduti eventi estremi.

Lo tsunami che ha ucciso centinaia di migliaia di persone in Indonesia è accaduto due settimane prima della superluna del gennaio 2005.

E il giorno di Natale del 1974,  il ciclone Tracy ha devastato Darwin, Australia.

E poi c’è stato il terremoto in Giappone: magnitudo 9, uno dei più forti terremoti nella storia del Paese. E’ stata veramente colpa della Superluna? Dovevamo aspettarci qualche catastrofe?

Come si può leggere nell’articolo pubblicato su QueryOnline “No, la superluna non ha causato il terremoto in Giappone“, traduzione dall’articolo “No, the supermoon didn’t cause the Japanese earthquake” di Phil Plait:

Nonostante quel che un mucchio di gente sta dicendo, non c’è ragione per la quale questo terremoto sia stato provocato dalla Luna.

L’idea che la Luna abbia un influsso sulla Terra non è totalmente campata in aria, ma non può essere dietro questo terremoto, e quasi certamente non avremo alcun reale, misurabile effetto su di noi il 19 marzo, quando la Luna sarà nel punto più vicino.

E’ interessante leggere i commenti all’articolo pubblicato su Express-News, quello che aveva “previsto” che sarebbe successa qualche catastrofe:

Fabrizio

10 marzo 2011 – 14:54

Questa notizia è molto poco attendibile, da piccole ricerche su internet è facile capire che il perigeo avviene ogni 4 settimane, ed è il momento del ciclo lunare in cui c’è minor distanza tra terra e luna, così come il perigeo anche l’apogeo avviene ogni 4 settimane ed è il momento in cui la distanza tra terra e luna è maggiore. Dire che due settimane prima del perigeo di gennaio 2005 (10 gennaio) c’è stato lo tsunami in Indonesia equivale a dire che questo evento si è verificato proprio nella fase di apogeo (27 dicembre 2004) ovvero durante la posizione opposta della luna rispetto al perigeo.

[…]

Sandman

11 marzo 2011 – 11:42

E infatti il terremoto in Giappone ti ha già risposto da se!

la verità

14 marzo 2011 – 12:26

Riderei molto se attorno a quella data una bella crepa sul terreno si aprisse ed inghiottisse gli scettici e coloro che pensano che con la loro misera conoscenza a livello medievale rispetto alla infinità di cose ancora a noi sconosciute si possa arrivare a comprendere tutti i segreti dell’universo, tutto questo solo per causa dell’egoismo e del farsi vanto dei propri miseri studi, nonchè della mancanza di umiltà difronte a cio’ che non si conosce a fondo , come appunto i terremoti,

è ovvio che se si vuole comprendere le cause di cio’ che non si conosce solamente mettendo insieme dati ed eventi e sperando di trovarne una correlazione diretta, non si scoprirà mai un tubo.

Non vi sono correlazioni dirette perchè l’effetto che si ha tra passaggio della luna (o super luna e/o perigeo o altri momenti topici) e manifestazione del terremoto avviente in un momento diverso , un po’ come Dio volesse prenderci ingiro con i nostri calcolini e con i nostri pc… :-) ) qui ci vuole l’intelligenza, l’umiltà, e la disponibilità a comprendere cose che non si conoscono e i cui lineamenti strutturali sono diversi da come solitamente si pensano.

Come la luna ha effetto sulle maree ha effetto anche sul MAGMA !! e quarda caso la crosta terrestre poggia proprio su di esso… quando si manifesta un’attrazione lunare o per altre coincidenze planetarie che portano ad un movimento magmatico di spostamento, se ne deriva lo schiacciamento dei poli con la conseguente dilatazione nelle zone centrali della terra , il terremoto si manifesterà in questi momenti e in quelli successivi al ritorno dalla “dilatazione” (chiamiamola così) al suo stato normale , tutto cio’ causerà il movimento delle masse tettoniche e da qui i terremoti ecc…

facile… ma rifettere no ehh ??

è come chiedere a margherita hack se esistono estraterrestri… lei ti risponderà sempre :

nooo sui libri non è scritto e se guardo le stelle non si ho mai visti passare…

le domande si fanno non ha chi ha studiato e chi sta lavorando alle solite cose da rimbambiti,

ma ai ricercatori e a coloro che hanno le pa**e per comprendere le vere ragioni delle cose, non leggendo i libri scritti da persone vecchie come l’arca di noe”’

aprite gli occhi !!! e soprattutto il cervello !

Come scrive Phil Plait:

A noi umani piace connettere gli eventi nelle nostre teste, anche se non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Gli scettici dicono: “La correlazione non implica la causalità”. In altre parole, solo perché due eventi accadono all’incirca nello stesso momento o nello stesso posto non vuol dire necessariamente che una abbia causato l’altra. E’ da cose come queste che nascono le superstizioni.

Un’altra bufaletta: ovunque in rete si legge che il fenomeno della Superluna “non accadeva da diciotto anni” (lo si può leggere, ad esempio, su Corriere Della Sera.it). Ma questo non è vero, il perigeo lunare nel 1993, 2005 e 2008 raggiunse una distanza ancora più piccola! Potete vederlo anche voi dai dati pubblicati su www.coelum.it nell’articolo 19 marzo: La Luna più grande dal 1992? Non è vero…:

Come si vede, il primato è detenuto dal perigeo del 4 gennaio del 1912, che ha costituito peraltro il record assoluto degli ultimi 1200 anni, con una distanza geocentrica di 356 375 km. Il perigeo del 19 marzo 2011, con 356 575 km di distanza geocentrica, è il diciottesimo in graduatoria, battuto poco più di due anni fa, seppure di misura, dal perigeo del 12 dicembre 2008.

Per fortuna sul Corriere scrivono anche:

niente paura: non ci sarà l’Apocalisse, solo uno stupendo spettacolo astronomico.

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PS: come fa notare Marco Cagnotti nel primo commento, non sarà nemmeno uno stupendo spettacolo astronomico, in quanto la differenza di dimensioni angolari rispetto alla normale luna piena sarà dell’ordine del 10 per cento: praticamente impercettibile.

Aggiornamento del 20/03/2011:

Ed ecco una foto della splendida “Superluna” di ieri sera, ad opera della mia amica Silvia Garrappa:

Aggiornamento del 21/03/2011:

Vi segnalo un imperdibile articolo, scritto da Stefano Dalla Casa e pubblicato su OggiScienza, intitolato “Non bastava il terremoto?: si tratta di una raccolta di tutte le bufale pseudoscientifiche e complottiste che circolano in rete sul terremoto in Giappone (superluna, H.A.A.R.P., l’omeopatia che servirebbe anche per contrastare e prevenire gli effetti delle radiazioni sull’organismo, le mappe taroccate…)

The 10:23 Challenge 2011

Ore 10:23, parte la sfida 2011 del “suicidio omeopatico” in più di 10 paesi (Regno Unito, Australia, Olanda, Germania, Svezia, Argentina, Francia, Finlandia, Filippine, Austria, Belgio, Portogallo, Ungheria, Spagna, Messico, Sud Africa, Brasile, Svizzera, Cile, USA, Canada, Israele, Romania, Polonia, Nuova Zelanda, Norvegia, Repubblica Ceca e Antartide) e 23 città.

Questa singolare forma di protesta mira a informare la gente su cosa ci sia davvero nei medicinali omeopatici e la risposta è data dal motto della sfida: “Homeopathy: there’s nothing in it”, ovvero: “Omeopatia, non c’è niente dentro”.

Generalmente si crede che i rimedi omeopatici siano rimedi naturali, magari fatti con erbe curative. In realtà l’omeopatia si basa su diluizioni così spinte da far sì che alla fine non ci sia più niente nel medicinale, a parte “acqua fresca”.

L’omeopatia nasce intorno agli inizi del 1800 grazie a Samuel Hahnemann, il quale credeva al principio similia similibus curantur, ovvero il simile cura il simile. Hahnemann sosteva, in pratica, che per curare una malattia o un malessere si dovesse assumere in bassissime dosi una sostanza che, generalmente, provoca nell’organismo gli stessi sintomi che si vogliono eliminare. Come dire che per curare l’insonnia bisogna assumere, con le corrette diluizioni, caffeina. Le diluizioni di Hahnemann, però, sono tali da non permettere a una qualsiasi sostanza di conservare una certa efficacia.

Nella pratica omeopatica si è infatti soliti usare diluizioni centesimali generalmente indicate con la sigla CH. Un grammo di sostanza sciolto in 100 ml di acqua rappresenta la prima diluizione centesimale ovvero 1CH; un centesimo di grammo sempre in 100 ml costituisce la 2CH e così via. E’ possibile dimostrare con un calcolo relativamente semplice che alla trentesima diluizione centesimale la concentrazione del farmaco è pari a quella che si otterrebbe sciogliendone 1 grammo in un volume di liquido pari a circa 714 milioni di miliardi di volte il volume del Sole.
Si tenga inoltre presente che per alcune specie chimiche, come il mercurio, si utilizzano soluzioni che arrivano alla 100 CH o addirittura alla 200 CH. In altre parole è possibile affermare che nei rimedi omeopatici, una volta effettuate le diluizioni, non esiste più alcuna molecola del farmaco in questione ed essi sono letteralmente indistinguibili dall’acqua pura.

Ad un congresso CICAP, il prof. Luigi Garlaschelli diluisce secondo procedimento omeopatico dell'inchiostro rosso, e con gran soddisfazione ne beve l'ultimo preparato (a sinistra nella foto)

Come dice giustamente James Randi, utilizzare un farmaco omeopatico per il mal di testa equivale a “buttare due aspirine dentro il lago Tahoe, mescolare bene con un bastone, aspettare una paio d’anni perché si dissolva bene e poi prendere un sorsino di quell’acqua”.

Detto così l’omeopatia appare in tutta la sua assurdità, eppure tutt’oggi, 200 anni dopo esser stata inventata, continua ad esser largamente utilizzata e i prodotti omeopatici sono venduti addirittura in farmacia. Questo perché, come potranno testimoniare coloro che li usano, effettivamente funzionano. E la scienza ci insegna che bisogna accettare qualsiasi fenomeno, anche se non riusciamo a spiegare come funziona o ci sembra assurdo, purché sia accertato. Questo è del tutto giusto, e i vostri amici non mentono quando vi dicono che il mal di testa gli passa davvero prendendo un medicinale omeopatico. Il problema è che non considerano l’effetto placebo.

Ad oggi, non esistono ancora sperimentazioni rigorose che consentano di affermare che l’omeopatia abbia una qualche efficacia non spiegabile con l’effetto placebo.

Perché allora dir di no all’omeopatia? Vi rimando al sito ufficiale dell’evento (in inglese), dove è spiegato chiaramente: Why You Can’t Trust Homeopathy.

In Italia, dopo lunghe discussioni in cui sono stati analizzati i pro e i contro di una iniziativa come quella del “suicidio omeopatico”, si è deciso di non aderire a tale evento mediatico: non siamo per i gesti estremi, il nostro obiettivo principale è quello di informare, perciò coglieremo l’occasione per un approfondimento sul tema con articoli che verranno pubblicati lunedì 7 febbraio sulla nostra rivista online Query e su OggiScienza. Qui e qui i rispettivi annunci.

Fonti e approfondimenti:

Dallo speciale su QueryOnline & Oggiscienza:

1. Che cos’è l’omeopatia, su quali principi si fonda e quali sono le principali critiche che la comunità scientifica le rivolge. Un po’ di storia per capire di che cosa stiamo parlando.

2. Per rispondere alla domanda principale (l’omeopatia funziona?) dobbiamo capire che cos’è e come si progetta un trial clinico. Quali sono gli strumenti che utilizzano i ricercatori per mettere alla prova i farmaci e quali sono i principali problemi a cui vanno incontro.

3. Come si è arrivati storicamente al concetto di sperimentazione clinica. Un altro po’ di storia.

4. L’omeopatia funziona? Vediamo assieme i risultati di vent’anni di studi sui rimedi omeopatici.

5. Un caso esemplare: il rapporto Donner, uno studio faranoico voluto dai nazisti per dimostrare l’efficacia dell’omeopatia. Che cosa ci ha rivelato? Ce lo racconta Jan Willem Nienhuys.

6. Da dove arriva e quando è stato introdotto nel lessico il termine “omeopatia”? Un’analisi “culturomica”.

7. “Almeno non fanno male”. Davvero?

8. Andiamo a vedere là dove gli scettici hanno deciso di ricorrere a “gesti estremi”. Che cosa succede in Inghilterra?

Altri blogger

Scienza e/è Poesia

Non nuoce al mistero il saperne qualcosa. Perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto artista alcuno del passato immaginasse! Perché i poeti del presente non ne parlano? Che uomini sono i poeti che parlerebbero di Giove se fosse simile a un uomo, ma se egli è un’immensa sfera ruotante di metano e di ammoniaca restano in silenzio?

(Richard Feynman, La Fisica di Feynman, vol. I-1, cap. 3-4, 1994, p. 3-9)

Il pregiudizio che le scienze siano una materia asettica, triste, studiata in bui laboratori da scienziati pazzi e asociali è duro a morire e forse è una delle cause che contribuiscono ad allontanare gli studenti dallo studiarle (avevo parlato dei problemi legati alla didattica della scienza in un post precedente).

Richard Feynman, fisico statunitense e Premio Nobel per la fisica nel 1965, spiega bene, in questo video, le ragioni per cui uno scienziato può, in realtà, ammirare doppiamente la bellezza di un fiore rispetto a un non-scienziato.

Condivido quanto detto da Feynman, compresa l’amara conclusione:

La nostra non è ancora un’era scientifica

La scienza e la didattica

Avete mai sentito parlare del “Carnevale della Fisica“? Si tratta di una bellissima iniziativa partita nel Novembre 2009 per celebrare i 400 anni di Galileo:

Il 30 novembre, 400 anni or sono, un uomo per la prima volta nella storia dell’umanità sollevava il suo cannocchiale al cielo, osservando da una angolazione del tutto nuova l’oggetto celeste più brillante del firmamento: la Luna. Quest’uomo era Galileo Galilei.

Il 30 di ogni mese appassionati e professionisti divulgatori della scienza si riuniranno per promuovere la fisica e le scienze in maniera originale e divertente.

Il tema di questo mese, per la XII edizione del Carnevale, è: Perché la didattica delle Scienze, e della Fisica in particolare, non funge qui da noi?” Si sa, infatti, che l’insegnamento scientifico in Italia lascia a desiderare. Lo dimostrano chiaramente le sconfortanti prestazioni offerte dai nostri studenti nelle indagini internazionali quali l’OCSE-PISA, per citarne una.


Quando ho letto la domanda la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati i soliti luoghi comuni: è colpa degli insegnanti, spesso non molto preparati o senza abilità didattiche, è colpa di queste nuove generazioni di studenti, che non hanno voglia di studiare, ed è colpa delle riforme, che creano disordini e mal contento. Ok, ma oltre a questo? Allora mi sono fermata a riflettere.

Credo che alla base di tutto ci sia l’impronta classicista e filosofica che ha permeato (e continua a condizionare pesantemente) la cultura del Paese, facendo apparire la scienza meno importante delle materie umanistiche e non indispensabile al benessere dell’umanità:

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico

scriveva Benedetto Croce all’inizio del 1900 (B. Croce, Il risveglio filosofico e la cultura italiana, «La critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia», n.6, 1908, pp. 161-168).

Gran parte della colpa va anche data alla Chiesa, da sempre preoccupata che la scienza possa minare il suo territorio e deviare i suoi fedeli portandoli alla perdizione: mai dimenticare il peccato di Adamo ed Eva che mangiarono il frutto proibito (erroneamente tradotto “mela”) dell’albero della conoscenza!

Considerando dunque queste condizioni, la prima cosa che un insegnante devrebbe fare è far capire alle nuove generazioni, a cominciare dai bambini della scuola elementare, che invece scienza vuol dire progresso: la scienza è utile, è bella e si evolve. E tutti possono contribuire alla sua evoluzione: non è necessario essere piccoli Einstein!

Poichè si sa che ogni persona è portata a studiare meglio le materie che gli piacciono, la chiave di volta sta nel rendere la scienza qualcosa da amare. E’ importante che gli studenti capiscano che la scienza non è qualcosa di astratto o inutile, ma che è grazie al progresso scientifico che sono nati il computer, la tv, internet, i loro amati videogiochi e così via.

La scienza dovrebbe essere presentata come una creatura da difendere: bisognerebbe mettere in guardia i giovani da quelli che sono i suoi nemici, tra cui si possono citare gli integralismi religiosi, filosofici e ambientalisti, le pseudoscienze, le medicine alternative e così via, e coloro i quali hanno imparato ad amarla dovrebbero, di conseguenza, iniziare anche a difenderla.

I docenti, da parte loro, da un lato dovrebbero capire che la matematica che si insegna a scuola non è imparare a fare i conti senza calcolatrice e che la fisica che si insegna a scuola non è imparare a memoria le equazioni del moto e le leggi della termodinamica, e dall’altro dovrebbero smetterla di ridurre al minimo le spiegazioni nell’ottica di una semplificazione delle materie: molto spesso l’unica via per comprendere davvero qualcosa è approfondirla, ma sono in molti a confondere semplicità con superficialità.

Molto spesso gli studenti percepiscono le materie scientifiche come qualcosa di limitato a delle formulette scritte su una lavagna e qualche esperimento fatto in laboratorio. Salvo rare eccezioni, infatti, le nozioni apprese in classe rimangono fini a se stesse e non hanno alcuna utilità pratica al di fuori della scuola. Le cose cambierebbero notevolmente se invece di fermarsi alla spiegazione di quelle quattro formulette che sembrano piovere dal cielo, si insegnasse  il metodo “di indagine” proprio delle scienze e si cercasse di formare nei giovani quello spirito critico che servirà loro da guida nelle scelte che dovranno compiere.

Tra le motivazioni che hanno dato origine alla scienza e fungono da stimolo per l’evoluzione della conoscenza scientifica c’è sicuramente il fascino del mistero. Si potrebbe perciò partire proprio dall’innegabile fascino che da sempre il mistero esercita su di noi per far interessare i giovani alle scienze: la presentazione di un mistero apparentemente inspiegabile inizialmente stupisce, subito dopo incuriosisce e in un lampo accende la voglia di capire: inizia così la fase di ricerca, con l’aiuto dell’insegnante, della spiegazione del fenomeno, ricerca spesso ardua, che però, una volta raggiunta, darà grande gratificazione agli studenti, che difficilmente dimenticheranno la lezione, in cui avranno imparato sia un metodo utile in diversi campi e situazioni, sia delle nozioni, e l’avranno fatto mettendosi in gioco in prima persona. Non solo: senza grande sforzo sarà stata ribaltata la classica situazione in cui gli studenti ascoltano il professore perché obbligati a farlo e il professore spiega perché deve farlo e non certo perché gli studenti lo vogliono. Se il mistero sarà davvero affascinante, saranno gli studenti a chiedere spiegazioni perché desiderosi di averle.

Da qui, poi, tutto il resto.

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