FameLab 2017: Masterclass

Poco più di una settimana fa ero nel bel mezzo della Masterclass di FameLab a Perugia: un’esperienza incredibile che è andata ben oltre le mie aspettative.

Tutto era iniziato quando, incurante di essere nel ciclone chiamato “Consegna-della-tesi-di-dottorato”, ho deciso di partecipare a FameLab, un talent show in cui scienziati, ricercatori e studenti universitari si mettono in gioco con lo scopo di raccontare, in soli 3 minuti, un argomento scientifico.

Così, a Marzo, in 10 città italiane, si sono svolte le due prime manche, che hanno portato alla selezione di 20 finalisti, tra cui la sottoscritta, che si sfideranno il 12 Marzo a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica, e per prepararsi a questo grande evento hanno partecipato a una Masterclass che si è svolta a Perugia dal 7 al 9 Aprile.

Sono partita per Perugia con un grande entusiasmo: partecipare alla Masterclass era il mio primo obiettivo e non vedevo l’ora di apprendere tecniche segrete su come migliorarmi. Lungo la strada, però, l’entusiasmo ha lasciato spazio all’ansia di conoscere i miei avversari, gli altri 19 concorrenti che avrei dovuto studiare attentamente. Così, quando giovedì sera ho iniziato a conoscerne alcuni li ho guardati in cagnesco. Sì, li ho guardati in cagnesco per 10 minuti circa: il tempo di ritrovarci seduti allo stesso tavolo a ridere e scherzare.

I tre giorni di Masterclass sono stati una tempesta di nozioni, esercizi, improvvisazione, consigli. Immersi nel sole e ospitati dal POST (Perugia Officina della Scienza e della Tecnologia), siamo diventati in poco tempo un gruppo affiatato il cui unico obiettivo era migliorare se stessi, grazie alla guida in particolar modo di Frank Burnet e Massimiliano Trevisan. Preziosissimi sono statianche i consigli di Leonardo Alfonsi, Mattia Crivellini e Irene Luzi.

Abbiamo parlato di perché e come comunicare la scienza e come costruire “ponti” tra tra gli esperti e i non esperti, ci siamo improvvisati attori e abbiamo cercato le (o la!) parole giuste per comunicare un messaggio. Le varie lezioni mi hanno aperto la mente e hanno rivoluzionato il mio modo di pensare la comunicazione. Devo ammettere che non pensavo avrei imparato così tanto, perché credevo che, nel corso degli anni, l’esperienza nelle situazioni più disparate, dalle conferenze nei pub agli eventi in piazza, e soprattutto l’attenta osservazione di comunicatori eccellenti, avessero già migliorato il mio modo di comunicare. Non sono che all’inizio invece: ho ancora tantissimo da imparare!

A suon di false presentazioni, giochi di specchi parlati, “Convergenzaa!!” e palline invisibili rosse, blu e gialle, i 19 avversari appena conosciuti si sono ben presto trasformati in 19 alleati, nuovi amici pronti a dare consigli e riceverli, compagni con cui crescere in vista di un evento che non non vivo più come una competizione uno contro l’altro, ma uno spettacolo in cui cercare di convincere la bellezza di 650 spettatori che la scienza è bella e varia.

Così, l’ultima sera, ci siamo ritrovati a cantare mano nella mano “Auld Lang Syne” , tipica canzone della tradizione scozzese in occasione di congedi, separazioni e strazianti addii, trasportati dal nostro ormai amato mentore Frank…

 

… per poi fare il nostro ingresso trionfale in Piazza IV Novembre, gremita di gente, zittendo tutti:

 

Ok, eravamo un po’ ubriachi (forse), ma… dite un po’, sembriamo mica 20 avversari?

FameLab 2017: abbiamo già vinto tutti!!

 

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