Parco Avventura Scientifico a Scampia

Stamattina, insieme a quella potentissima squadra dei ragazzi dei PONYS (Physics & Optics Naples Young Students), sono andata nel parco di Scampia con l’intento di trasformarlo, per mezza giornata, in un “Parco avventura scientifico”. L’idea era di proporre ai bambini – ma non solo – tre percorsi tematici: Onde, Energia ed Elementi, ognuno fatto da tre tappe in cui venivano spiegati dei concetti di fisica, con l’aiuto di esperimenti costruiti con materiali semplici. Prima di iniziare un percorso venivano consegnati, oltre alla mappa del parco con le varie tappe, un quiz con tre domande e un “Passaporto scientifico”, su cui collezionare timbri per ogni tappa  completata. A questo si aggiungeva una postazione di Fisica dello Sport e una dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). L’iniziativa fa parte del progetto “Rete dei Parchi”, organizzato dall’assessorato all’ambiente del Comune di Napoli per la riqualificazione dei parchi e dei quartieri disagiati di Napoli e rientra nella manifestazione internazionale “March for Science”, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e politica sui temi della ricerca scientifica.

Il progetto mi era piaciuto fin da subito, ma è inutile nascondere che sono partita con innumerevoli pregiudizi. Ho svuotato la borsa, evitato di portare il portafoglio e quasi fatto testamento. Ero pronta agli attacchi da parte degli “scugnizzi” e pensavo che ai bambini non sarebbe importato molto delle nostre spiegazioni, avrebbero distrutto il possibile e rubato il resto. Alcuni episodi del genere, infatti, si erano già verificati a Piazza del Plebiscito in occasione di Futuro Remoto, una manifestazione ben più controllata. Per la prima volta, inoltre, ero stata assegnata a “Fisica dello Sport”, dove ero sicura che i palloni usati per gli esperimenti avrebbero attirato i più… “irrequieti”.

Appena si entra a Scampia il degrado colpisce come uno schiaffo improvviso. Si passa da una città “normale” a un’altra dimensione, difficile da descrivere a parole. Non ci ero mai stata e non avendo nemmeno mai visto le serie tv o i film girati qui non avevo bene idea di cosa aspettarmi. Passando vicino alle Vele lo sconforto è tanto. C’è il Sole, ma in mezzo a quei palazzi regna l’oscurità. Nella penombra, tra i panni stesi, si distinguono una miriade di scale incrociate che vanno da un palazzo all’altro intrecciandosi e dando l’immagine tangibile di una società intricata e losca. Su Wikipedia ho letto che furono realizzate nell’ottica di un «progetto abitativo di larghe vedute» dall’architetto Franz Di Salvo, del quale sono l’opera che meglio rappresenta la «poetica architettonica dell’architetto». Poetica architettonica… Poetica… Poetica?

Passo oltre nel racconto, ma la vista di quei palazzi è qualcosa che continua a riapparirmi negli occhi, lasciando dentro di me un misto di angoscia e voglia di tornarci, capire, vedere da vicino.

Il parco è a due passi dalle Vele. È grande, molto grande, e tenuto benissimo. Ci sono prati verdi, giochi per i bambini, glicini. Un’oasi di pace che col Sole appare ancora più bella.

Ci sparpagliamo alle varie postazioni e man mano iniziano ad arrivare i bambini. Talvolta una marea di bambini tutti insieme. Sorridiamo spaventati nel vedere il primo gruppo marciare verso di noi. E poi l’incontro. Il terribile incontro con dei bambini meravigliosi, pieni di curiosità ed entusiasmo. Una miriade di caratteri diversi che vengono fuori come fuochi d’artificio, più spontaneamente – o almeno questa è stata la mia impressione – che altrove, forse perché la maggior parte erano lì da soli, senza genitori che li controllassero. Bimbe timide, ragazzini con la maglia del Napoli ed enormi brillantini all’orecchio, bambine con le trecce, bambini con gli occhiali. Tutti che volevano provare e quando avevano capito un meccanismo o un concetto chiamavano gli amichetti e tentavano di spiegarlo anche a loro, come se avessero appena compreso il segreto dietro una magia. Molti ci mostravano fieri il loro Passaporto scientifico pieno di timbri: “ho completato tutti e tre i percorsi e ho sbagliato una sola domanda!”. Bambini che chiedevano il permesso prima di salire sulla pedana rotante, pezzo forte delle nostre dimostrazioni, e quando poi dovevano girare la ruota, altro pezzo forte degli esperimenti che mostravamo, lo facevano insultandola in un gergo che capivo a stento, sperando che così andasse più veloce.

Quando è arrivato il momento di sbaraccare non volevano più andar via: “ci siete anche sabato prossimo?”, hanno chiesto speranzosi. Alcuni, piccoli scienziati in erba, erano intenti a inventare nuovi esperimenti mettendo insieme le cose che avevamo spiegato loro. Prima di andar via ci hanno restituito tutti i palloni, le palline, le corde.

Sono qui a raccontare di questa giornata appena trascorsa e ho gli occhi un po’ lucidi, perché più che in ogni altra occasione i bambini incontrati oggi mi hanno emozionato, e credo di ricordare quasi tutte le loro facce e i nomi di tutti quelli a cui l’abbiamo chiesto. Se oggi abbiamo dato qualcosa a questi bambini non è niente in confronto all’entusiasmo che loro hanno dato a me: ho abbattuto un pregiudizio.

Ps. #GoPONYSGo!

FameLab 2017: Masterclass

Poco più di una settimana fa ero nel bel mezzo della Masterclass di FameLab a Perugia: un’esperienza incredibile che è andata ben oltre le mie aspettative.

Tutto era iniziato quando, incurante di essere nel ciclone chiamato “Consegna-della-tesi-di-dottorato”, ho deciso di partecipare a FameLab, un talent show in cui scienziati, ricercatori e studenti universitari si mettono in gioco con lo scopo di raccontare, in soli 3 minuti, un argomento scientifico.

Così, a Marzo, in 10 città italiane, si sono svolte le due prime manche, che hanno portato alla selezione di 20 finalisti, tra cui la sottoscritta, che si sfideranno il 12 Marzo a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica, e per prepararsi a questo grande evento hanno partecipato a una Masterclass che si è svolta a Perugia dal 7 al 9 Aprile.

Sono partita per Perugia con un grande entusiasmo: partecipare alla Masterclass era il mio primo obiettivo e non vedevo l’ora di apprendere tecniche segrete su come migliorarmi. Lungo la strada, però, l’entusiasmo ha lasciato spazio all’ansia di conoscere i miei avversari, gli altri 19 concorrenti che avrei dovuto studiare attentamente. Così, quando giovedì sera ho iniziato a conoscerne alcuni li ho guardati in cagnesco. Sì, li ho guardati in cagnesco per 10 minuti circa: il tempo di ritrovarci seduti allo stesso tavolo a ridere e scherzare.

I tre giorni di Masterclass sono stati una tempesta di nozioni, esercizi, improvvisazione, consigli. Immersi nel sole e ospitati dal POST (Perugia Officina della Scienza e della Tecnologia), siamo diventati in poco tempo un gruppo affiatato il cui unico obiettivo era migliorare se stessi, grazie alla guida in particolar modo di Frank Burnet e Massimiliano Trevisan. Preziosissimi sono statianche i consigli di Leonardo Alfonsi, Mattia Crivellini e Irene Luzi.

Abbiamo parlato di perché e come comunicare la scienza e come costruire “ponti” tra tra gli esperti e i non esperti, ci siamo improvvisati attori e abbiamo cercato le (o la!) parole giuste per comunicare un messaggio. Le varie lezioni mi hanno aperto la mente e hanno rivoluzionato il mio modo di pensare la comunicazione. Devo ammettere che non pensavo avrei imparato così tanto, perché credevo che, nel corso degli anni, l’esperienza nelle situazioni più disparate, dalle conferenze nei pub agli eventi in piazza, e soprattutto l’attenta osservazione di comunicatori eccellenti, avessero già migliorato il mio modo di comunicare. Non sono che all’inizio invece: ho ancora tantissimo da imparare!

A suon di false presentazioni, giochi di specchi parlati, “Convergenzaa!!” e palline invisibili rosse, blu e gialle, i 19 avversari appena conosciuti si sono ben presto trasformati in 19 alleati, nuovi amici pronti a dare consigli e riceverli, compagni con cui crescere in vista di un evento che non non vivo più come una competizione uno contro l’altro, ma uno spettacolo in cui cercare di convincere la bellezza di 650 spettatori che la scienza è bella e varia.

Così, l’ultima sera, ci siamo ritrovati a cantare mano nella mano “Auld Lang Syne” , tipica canzone della tradizione scozzese in occasione di congedi, separazioni e strazianti addii, trasportati dal nostro ormai amato mentore Frank…

 

… per poi fare il nostro ingresso trionfale in Piazza IV Novembre, gremita di gente, zittendo tutti:

 

Ok, eravamo un po’ ubriachi (forse), ma… dite un po’, sembriamo mica 20 avversari?

FameLab 2017: abbiamo già vinto tutti!!

 

Sulle slide che passano di moda

Nel lontano 2009 tenevo la mia prima conferenza CICAP, in un bar in provincia di Bari.

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Adesso riguardo quelle slide esattamente come potrei guardare qualcosa di quando erano giovani i miei genitori, pensando che sia proprio roba di un’altra epoca: una versione di PowerPoint che risale a chissà quando, animazioni terrificanti, sfondo nero e scritte bianche che abbagliano anche l’ultima fila, colori a caso. Mi rimprovero da sola nel rivederle, anche severamente, poi penso che all’epoca il puntigliosissimo S., mia guida e punto di riferimento per gli affari cicappini, le aveva viste e approvate, quindi forse è proprio che in 7 anni c’è stata una evoluzione dell’estetica delle slide.

Chissà se tra altri 7 anni riguarderò le slide che sto preparando per la conferenza di domani e penserò la stessa cosa. Per ora mi preoccupa di più l’eventualità di fare battute che non fanno ridere nessuno.

Ah, se siete in centro domani, sabato 10 dicembre 2016, e non avete voglia di seguire il partner per negozi o vi siete stancati di camminare, passate alla Taverna del Maltese. Se vi sembra stia facendo una battuta… ridete, per carità! 😉

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Pronti per la Notte dei Ricercatori!

NottEuropea16web-2In 23 città italiane è già iniziata la settimana di appuntamenti con la scienza all’insegna del “Made in Science”. Il 30 settembre ci sarà l’evento clue: la Notte Europea dei Ricercatori 2016. Non volete mica perdervi questo importantissimo appuntamento, vero?

La Notte dei Ricercatori, manifestazione nata 11 anni fa e coordinata da Frascati Scienza, è il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica grazie ai finanziamenti e al supporto della Comunità Europea, un evento di ampia portata che coinvolge oltre 300 città europee.

Gli eventi sono tantissimi e potete trovarli qui: http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016/programma/

Intanto ve ne segnalo alcuni tra quelli nelle città che mi sono più vicine:

A Bari, mia città natale, gli eventi si tengono nel suggestivo Fortino di Sant’Antonio Abate, presso il Lungomare Imperatore Augusto, organizzati dalla mia “famiglia universitaria”.

I ricercatori dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari vi racconteranno fisica e ricerca accompagnati dalla proiezione di immagini e filmati. Gli studenti e i docenti del Corso di Laurea in Fisica dell’Università di Bari suoneranno musica classica e moderna per immergere ancora meglio il pubblico nei diversi racconti. Li conosco, vi assicuro che sono bravissimi!

Non perdetevi dunque i tre eventi:

Gli strumenti del fisico: dalle ore 16:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

Misurare la natura: dalle ore 16:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

Raccontare la fisica sotto le stelle: dalle ore 19:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

A Napoli ci sarò anche io, presso la stazione metropolitana “Toledo”, dove, se vi è mai capitato di prendere la metro da lì, avrete forse visto che c’è un telescopio sotterraneo per la rivelazione dei raggi cosmici. A partire da questo rivelatore si articolerà un percorso espositivo-divulgativo dell’attività di ricerca della sezione INFN di Napoli e dei gruppi associati del Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli “Federico II”. Parleremo dell’esplorazione del Cosmo e vi mostreremo un mini-interferometro come quello dell’esperimento VIRGO che, in collaborazione con l’americano LIGO, ha portato alla recente scoperta delle onde gravitazionali.

Per i più coraggiosi sarà possibile cimentarsi con l’analisi dei dati raccolti all’LHC Computing grazie a una moderna workstation di analisi dati e la guida degli esperti.

Infine, se preferite il mare, vi porteremo virtualmente negli abissi mostrandovi alcuni moduli dell’esperimento KM3NeT, un rivelatore sottomarino di neutrini ancora in costruzione.

Ma non è tutto!

L’Associazione PONYS sarà presente anche fuori dalla metro e vicino alle mura aragonesi con una serie di esperimenti di fisica “da tavolo” che vi stupiranno! Tantissime le piccole iniziative che abbiamo in serbo per grandi e piccoli, per catturare la vostra attenzione, stimolare la vostra curiosità e premiare coloro che avranno voglia di mettersi in gioco con noi!

Se Napoli è un po’ lontana perché abitate in provincia, vi segnalo che a Caserta ci sarà Spettri a Corte presso il Palazzo Reale di Caserta (Corso Trieste 2 – Caserta) dalle ore 19:00 a mezzanotte. Potete prenotarvi qui: http://www.matfis.unina2.it/ricerca/nottericercatori. Andandoci scoprirete la spettroscopia come strumento di conoscenza del mondo fisico, applicata all’ambiente, ai beni culturali, allo spazio e alla società.

Per maggiori informazioni: http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016   http://www.frascatiscienza.it

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(La cruda verità…)

Notte Europea dei Ricercatori 2016

Spesso pensiamo alla nostra Italia come un paese che va a rotoli, patria della pizza, sì, ma anche della corruzione, famosa all’estero per i suoi monumenti, “roba vecchia” che conosciamo in minima parte, e per il Made in Italy. Insomma, una bella serie di luoghi comuni e stereotipi, gli stessi che, quando li sentiamo da qualche straniero ci fanno un po’ arrabbiare.

Ma il nostro Paese non vive delle sole bellezze del passato: è anche proiettato nel futuro, all’avanguardia nella ricerca scientifica e tecnologica, nonostante gli scarsi finanziamenti pubblici e privati.

Dal 24 al 30 settembre si darà il via a una settimana di appuntamenti con la scienza all’insegna del “Made in Science”, che culminerà con la Notte Europea dei Ricercatori 2016.NottEuropea16web-2 Un brillante modo di far assaggiare a tutti la bellezza della scienza, la passione per la ricerca, le tecnologie e le innovazioni che da questa derivano.

In primo piano ci sarà il “processo di produzione della scienza”, uno degli aspetti più interessanti, a mio avviso, da mostrare a chi non si occupa di ricerca in prima persona, in modo da sfatare il mito che gli scienziati siano solo discendenti di Einstein, rinchiusi in laboratori coi loro camici bianchi e qualche provetta in mano.

Questa manifestazione nasce 11 anni fa, grazie ai finanziamenti e al supporto della Comunità Europea, e anche quest’anno sarà Frascati Scienza a coordinare la rete di ricercatori, università e istituti di ricerca lungo tutto lo stivale e a promuovere il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica, un evento di ampia portata che coinvolge oltre 300 città europee.

In Italia il progetto vede impegnate 23 città – il doppio rispetto all’anno precedente, segno della crescita di questa bellissima manifestazione! – con oltre 200 eventi tra spettacoli, workshop e laboratori che coinvolgeranno il pubblico in prima persona.

Potrete trovare iniziative in moltissime città: Bari, Cagliari, Carbonia, Cassino, Catania, Ferrara, Firenze, Frascati, Genova, Gorga, Grottaferrata, Lecce, Milano, Modena, Monte Porzio Catone, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Roma, Sassari e Trieste.

Tra i principali partner di Frascati Scienza vi sono enti di ricerca nazionali  quali ASI, CNR, ENEA, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, ISS, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche, le migliori università della Penisola (Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) e la Regione Lazio.

Per maggiori informazioni:
http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016
http://www.frascatiscienza.it

Se un giorno un giornalista sportivo…

Nel paese di Italianolandia ci sono due squadre di calcio: i Pallapappa e i Bombitondi. In una importante partita, i Pallapappa segnano 4 gol nel primo tempo e 1 nel secondo tempo, mentre i Bombitondi, evidentemente non in formissima, rimangono a zero. I 5 gol di vantaggio fanno sì che i Pallapappa vadano in serie A.

Il giorno dopo, su un quotidiano ad ampia tiratura nazionale, nella sezione sportiva una giornalista (donna) racconta la partita, scrivendo che i Pallapappa hanno segnato 1 gol nel secondo tempo, che sommato ai 4 gol del primo fa sì che che raggiungano l’importante traguardo della serie A. Poi però scrive anche che in tutto il campionato i Pallapappa hanno segnato solo un gol. Fa un po’ di confusione tra rigore e calcio d’angolo e infine correda il suo articolo con la foto della vittoria della Juventus, nota squadra di un altro continente.

Ora, voi tifosi che leggete questo articolo non vi sentireste rimescolare le budella e non vi lamentereste dell’incompetenza della giornalista, chiedendovi chi l’ha assunta (sarà stata sicuramente una raccomandata) e perché il giornale non la licenzia visto che non dà informazioni corrette?

Però qualcuno potrebbe dirvi: “Suvvia, perché ti scaldi tanto? In fondo non cambia la vita se sul giornale ci sono informazioni sbagliate su una partita di pallone… e poi è una donna, cosa può saperne di calcio? Al massimo avrà notato che i giocatori avevano magliette di colori diversi abbinati in modo pessimo! I cronisti che hanno commentato i 90 minuti avrebbero potuto aiutarla e spiegarsi meglio.”
“Ma.. ma come scusa, se uno fa il giornalista sportivo non dovrebbe capirci qualcosa di quello che scrive?”
“Sì, dovrebbe, ma in Italianolandia questa è solo una utopia!”
“E poi non è che siccome è donna automaticamente non può capirne di calcio e dobbiamo scusarla! Se ha deciso di fare quel mestiere (o si è ritrovata a farlo) potrebbe almeno informarsi meglio, chiedere al suo vicino d’ufficio che ne capiva di più perché anche lui era calciatore e tutti sanno che non si perde una partita, o per lo meno consultare ciò che era già stato pubblicato su internet in abbondanza…” e mentre discutete col vostro amico notate che su un altro giornale come foto hanno scelto quella di uno stadio vuoto, di rugby però. Il sangue nelle vene ribolle sempre più.

Basta farsi un giro su internet per leggere un bel po’ di articoli sulla partita fatti bene, scritti in modo semplice, senza errori, né foto sbagliate. E gli autori non sono nemmeno giornalisti. Sono giovani (non solo maschi) che hanno tanta passione e invece di uscire a farsi una birra dopo la partita, si sono seduti davanti al pc e hanno scritto il loro articolo, in cambio di nulla, gratis. E prima di pubblicarlo sul loro blog, che sarà letto probabilmente da meno persone rispetto al quotidiano a tiratura nazionale, hanno chiamato un paio di amici presenti allo stadio per assicurarsi di ricordare bene chi avesse tirato il rigore, e il secchione dei tempi del liceo perché ne corregga la grammatica, e poi la mamma perché gli dicesse se capiva cosa era successo durante l’incontro pur non avendo mai visto una partita in vita sua. E vien fuori un articolo proprio bello. Dignitoso.

“Ma quante storie!”, vi fa l’amico che non si sa perché continua a difendere la giornalista che per voi è solo una scansafatiche che non merita i soldi che guadagna, “Devi sapere che secondo alcuni il prerequisito per scrivere alla portata di tutti è non sapere nulla dell’argomento che si sta trattando.”

Baby-Facepalm

FACEPALM

E infatti, secondo questa logica, nelle scuole per insegnare chimica bisognerebbe scegliere persone che la chimica non l’hanno vista nemmeno alle medie, così è sicuro che sapranno spiegarla benissimo, no? E per insegnare calligrafia un analfabeta.. il ragionamento non fa una piega!

Invece il conoscere a fondo un argomento, così a fondo innanzitutto da saperne i concetti in modo corretto, e in secondo luogo da saper distinguere cosa è indispensabile comunicare e cosa no, come semplificare ciò che è troppo complicato, senza che la semplicità implichi un’informazione parziale o sbagliata, è un peeessimo presupposto per essere capiti da tutti.

“Conoscere a fondo un argomento non significa saperlo spiegare”

Giusto. E infatti non tutti lo fanno e sanno farlo. Però alcuni sì. E altri hanno imparato. Altri ancora, invece, hanno studiato quel che basta per riuscire a capire di cosa sta parlando l’esperto, e sono specializzati nel fare da tramite tra l’esperto e il grande pubblico. Una sorta di traduttori, e i traduttori, per svolgere il loro compito, di lingue devono saperne due, non solo una. Sono questi “traduttori” che io chiamerei “giornalisti”.

L’Italianolandia è un paese dove le cose funzionano un po’ alla rovescia, o meglio, in tanti campi non funzionano proprio. Però il calcio è importante e io ci scommetto che la giornalista sarà stata licenziata e sostituita da un’altra giornalista, più scrupolosa e dedita al suo lavoro. Per fortuna si trattava di calcio, perché se invece si fosse trattato di un articolo della pagina scientifica non se ne sarebbe importato nessuno.

Chi segue il mio blog, o mi segue su facebook, o mi ha incontrato nelle ultime settimane sa bene da cosa è scaturito questo post, anzi, non appena l’avrà intuito si sarà messo le mani tra i capelli pensando: “ma ancora con questa storia??? Non è la prima volta che succede e non sarà nemmeno l’ultima, possiamo mica alzare tutto questo polverone per ogni articolo di un giornalista disgraziato?”. In effetti no, però stavolta l’ho fatto, perché era un argomento che mi riguardava da vicino e che potevo giudicare facilmente. Me la sono presa con un quotidiano in particolare, ma ce n’erano anche altri su cui si poteva stendere un velo pietoso.
Se sono tornata ad affrontare la questione è perché dopo la pubblicazione del primo articolo ci sono state un po’ di discussioni con conoscenti e amici (che ringrazio per il tempo dedicatomi), che mi hanno fatto riflettere e portato a elaborare questa metafora.

Ora, ultime precisazioni:
– può darsi che il mio discorso, rivolto a un ipotetico unico autore degli errori, vada suddiviso in più persone, nel caso in cui, per esempio, a scegliere le immagini di un articolo non sia l’autore stesso. La colpa non si dimezza in tal caso, ma raddoppia per chi doveva solo scegliere l’immagine e non ha saputo fare nemmeno quello;
– può darsi (dubito fortemente, ma la situazione delle redazioni dei giornali è tragica), che il giornalista inetto sia uno stagista non pagato. In tal caso sono comunque stupita del fatto che non ci si rivolga a qualcuno più bravo che già scrive gratis e che un giornale pubblichi articoli mal fatti. E rimprovero il quotidiano per lo sfruttamento dei suoi dipendenti come stagisti e tutte quelle altre cavolate che si inventano per sfruttare le persone disperate senza pagar loro uno stipendio.

Come avrete capito, il mio dente nei confronti di certi “giornalisti” è ancora parecchio avvelenato….. e lo sarà sempre fino a quando vedrò gente in gamba che fa cose gratis e gente indegna pagata (probabilmente) nonostante faccia male il proprio lavoro. Che poi, guarda caso, la gente indegna non si firma nemmeno.

Tu, giornalista di Repubblica, sai contare?

ATTENZIONE: questo è un articolo polemico. Ma giustamente.

15 giugno 2015. Con un seminario presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la Collaborazione OPERA annuncia di aver osservato la quinta interazione di un neutrino di tipo tau all’interno di un fascio di puri neutrini mu. Questo risultato porta la significatività dell’esperimento a 5.1 sigma, il livello richiesto per dichiarare una scoperta. Risultato importante quindi. Di cosa significhi tutto questo scriverò in modo più approfondito tra un paio di giorni. (Aggiornamento: potete leggere il mio articolo a riguardo qui)

Alcuni giornali dedicano un po’ di spazio alla notizia. Repubblica per esempio:

Schermata 2015-06-16 alle 16.25.52

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.32

Lasciamo perdere il titolo, che fa apparire un neutrino alla stregua di un alieno o uno zombie. Ma si sa, ci vuole un titolo accattivante per attirare i lettori, e poco importa se è un po’ fantasioso.

Ma tu, “giornalista” della sezione Scienze di Repubblica, mi spieghi come puoi corredare un articolo sull’esperimento OPERA con la foto del rivelatore di Super Kamiokande, un esperimento che si trova in Giappone?
Sai usare Google immagini? Ti insegno: vai su http://www.google.it e selezioni “Immagini”. Poi scrivi qualche parola chiave, per esempio in questo caso “esperimento OPERA”, per dire una cosa semplice e rimanere sul vago.

Schermata 2015-06-16 alle 16.36.31

Queste sono le prime immagini che appaiono se faccio la suddetta ricerca e, bravo Google, sono tutte immagini che riguardano l’esperimento OPERA. Scegli quella che ti piace di più, poi siccome sei un giornalista, e un giornalista verifica sempre ciò che pubblica, dovresti verificare che l’immagine che hai scelto sia effettivamente dell’esperimento OPERA, e non magari della chiesa OPERA pia, che si sa Google è bravo, ma non può sostituirsi al tuo intelletto.

Oppure, per differenziarti dalle ricerche che si fanno per le tesine delle scuole elementari, potresti andare sul sicuro sul sito dell’esperimento e sfogliare la gallery, messa lì a disposizione anche per te: http://operaweb.lngs.infn.it/spip.php?rubrique3.

Che fatica, eh!

Chissà che percorso contorto hai fatto per pescare una foto che non c’entra nulla.

Ma andiamo avanti, perché la tua bravura vien fuori verso la fine del breve articolo, quando, dopo aver scritto:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

appena 7 righe dopo continui dicendo:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

UNO SOLO?

Benedetto figliolo, stiamo festeggiando l’osservazione del QUINTO evento di neutrino tau. L’hai detto tu che il primo era stato osservato nel 2010, ma ce ne sono voluti altri quattro per dichiarare la scoperta. 1+4=5.

E 5 ≠ 1. Se tu hai 1 mela e io ho 5 mele, NON abbiamo lo stesso numero di mele, giusto?

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Ora, se non si fosse capito, leggere questo “articolo” mi ha innervosito molto. Mi innervosisce non solo perché contiene informazioni sbagliate, senza nemmeno coerenza interna, e sbagliate non perché sono concetti difficili che un profano magari può faticare a comprendere e rielaborare in un articolo (diciamolo, hai proprio fatto un lavoro coi piedi), ma anche perché sei lì a occupare un posto come “giornalista scientifico” al posto di qualcun altro che, magari, sa contare e usare google immagini.

Domani a Comunicare Fisica

Dall’8 al 10 Ottobre, presso la Città della Scienza di Napoli, si terrà una Conferenza-Workshop nazionale sulle tematiche e sulle metodologie della comunicazione della fisica e delle altre scienze.
L’evento è organizzato dall’INFN insieme alla Città della Scienza di Napoli.

Data la mia passione per la divulgazione non potevo certo lasciarmi sfuggire l’appuntamento!

L’amico e collega di Scientificast Andrea Bersani avrebbe dovuto presentare un talk dal titolo: “Rigore scientifico e appeal per il pubblico nei post di Scientificast“. Purtroppo però, per motivi di lavoro non potrà venire (sob :'() e perciò dovrò sostituirlo io.
Il buon Andre, domani, avrà una voce femminile! 😀

L’idea alla base del talk è di condividere l’esperienza maturata sul campo con il blog di Scientificast nella comunicazione della fisica e quindi illustrare innanzitutto quali sono i principi su cui ci basiamo e il modo  il cui lavoriamo, per poi passare in rassegna alcuni  articoli valutandone i punti di forza e i punti deboli.

Spero il pubblico trovi il talk interessante, altrimenti… dirò di lamentarsi con l’assente Andre!!

 

Domenica col morto all’università

La domenica mattina dovrebbe essere dedicata al riposo, soprattutto se durante la settimana ti sei alzato sempre alle 6.30. E invece no.

Disegno di Elena Triolo (http://www.facebook.com/StorieDisegniCaroteECannella)

Questa ero più o meno io stamattina alle 7. E sì, c’era anche “lavoro” nella lista di cose da fare durante la giornata, anzi, era al primo posto. Ma tanto (magra consolazione) i miei adorati vicini e i loro figlioletti insonni urlanti avevano già agito da pre-sveglia e alle 8 e un quarto, mentre mi apprestavo a uscire di casa, se la godevano con un po’ di musica a tutto volume.

Lavoro e domenica sono due parole che non vanno tanto d’accordo, ma non sto scrivendo questo post per lamentarmi (è stata una mia decisione), bensì per raccontarvi di quanto siano pericolosi i dintorni dell’Università dopo il sabato sera.

Arrivo davanti ai cancelli dell’Università, che ovviamente sono sbarrati. Nessuno in vista che dall’interno possa aprirmi. Chiamo un numero di telefono che mi è stato dato credendo sia quello del guardiano che fa la ronda. Scopro invece che si tratta del centralino della ditta di sorveglianza e dopo una serie di inquietanti messaggi registrati in cui mi avvisano e mi ripetono sino alla nausea che la mia telefonata sarà registrata come previsto dalla legge blablabla, finalmente qualcuno mi risponde. Si incaricano di chiamare il guardiano di turno e farlo arrivare all’ingresso. Intanto è già passato un quarto d’ora.

Mentre sono lì fuori che aspetto, continuo a osservare una strana macchina ferma in mezzo alla strada, per di più in discesa:

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All’interno del veicolo c’è un uomo immobile, capo chino e bocca aperta:

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E’ morto? Dorme? La sua faccia sembra quella di un alieno travestito da umano, anche se questa somiglianza non potete apprezzarla per via della scarsa qualità della foto.

Secondo quanto dichiarato dal guardiano di turno era già lì quando lui è arrivato. Mentre mi accompagna in auto fino al dipartimento di fisica, percorrendo una serie di chicane in salita e in discesa a tutta velocità, il guardiano mi tranquillizza dicendo che secondo lui si muove e quindi è vivo.

Quando uscirò vi farò sapere se è ancora lì o se la polizia ha ormai circondato la zona!

 

Welcome back home! – ovvero: PhD-Trottola-Time

Ciao a tutti! Sono tornata!

Sono secoli che non scrivo su questo blog, e di questo vi chiedo perdono! Potrei scusarmi dicendo che sono stata un po’ impegnata con gli ultimi esami, la laurea, i concorsi di dottorato, il trasferimento in una nuova città, l’inizio del dottorato a Napoli… e quel po’ di forze che mi rimanevano le ho dedicate a progetti molto più grandi come quello di Scientificast, nato come podcast (il preferito dal popolo del web, come testimonia la vittoria dei MIA Awards!), cresciuto come blog e diventato anche Associazione culturale! E’ stato un periodo intenso e allo stesso tempo pieno di soddisfazioni ..

Recentemente, però, mi è tornata una gran voglia di riprendere a scrivere su questo blog, di raccontarvi della mia vita di dottoranda.
Ecco, sento già nella testa l’eco dei lamenti dei miei amici che leggendo quest’ultima frase esclamano: “CHEPPPALLLEEEEE..” e magari hanno pure ragione. La vita di una dottoranda può essere monotona e ripetitiva. Ma gli ultimi due mesi sono stati tutto tranne che questo, tant’è che più che “dottoranda” mi sarei definita “trottola”.

Ho sempre dichiarato fermamente che, data la mia passione per i viaggi, mi sarebbe piaciuto fare un lavoro che mi consentisse di viaggiare tanto.. Eccomi accontentata!
Questa è la prima volta, da fine luglio, che dormo nel mio letto per 7 giorni di fila…

Il 31 luglio, infatti, ho salutato il laboratorio per tornare a casa e godermi una settimana di vacanze. Siccome però era l’unica settimana a mia disposizione in quei giorni ho fatto: Bari – Maglie (LE) – Roseto Capo Spulico (CS) – Bari. Disfa il borsone con telo mare e costume, prepara il valigione con giacca a vento e maglioni e si vola verso Edimburgo (con scalo di una notte a Roma), destinazione finale St. Andrews, piovosa piccola cittadina della Scozia in cui il principe William ha conosciuto la sua Kate, e dove proprio nelle due settimane centrali di agosto (SGRUNT!) era stata organizzata una Summer School sui Neutrini. Così per due settimane sono stata costretta a seguire corsi dalla mattina alla sera, con la sciarpa di lana addosso, mentre su fb pubblicavate le vostre belle foto delle grigliate in spiaggia (no, non vi volevo bene in quei momenti!). In compenso ho scoperto che i ragazzi in kilt sono veramente sexy.

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Finita la scuola sono rientrata a Napoli, il giorno dopo ho fatto un salto a Bari per depositare valigione da 24kg con i maglioni e prendere la valigia dimensioni Ryanair in previsione dei viaggi successivi. Un salutino in Calabria alle cuginette prima che ripartissero e poi di nuovo a Napoli. E’ l’ultima settimana di Agosto e quasi tutti i miei colleghi sono già tornati a lavoro.valigia-di-cartone

1 Settembre: si parte alla volta di Capri (“finalmente una meta estiva! Finalmente sole e mare!”, speravo), per il Meeting di Collaborazione dell’esperimento in cui lavoro. Previsioni del tempo: grandine, temporale, diluvio universale. Arriviamo a Capri sotto una pioggerellina leggera, l’ideale per scaricare computer fissi e attrezzature varie e trascinarle a piedi per le viuzze in salita di Anacapri! Per fortuna per il resto della settimana il tempo è stato quasi sempre bello, consentendoci qualche bagno tra una sessione e l’altra del meeting.

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Non faccio in tempo a tornare a Napoli, il sabato pomeriggio, e a rifare la valigia che la domenica all’alba devo già ripartire. Destinazione: La Morra, provincia di Cuneo. Un viaggio lunghissimo per arrivare nelle terre del Barolo, dove ho deciso di seguire una scuola sulla comunicazione della scienza. E’ un’altra settimana intensissima, ma felice. Relatori che mi riempiono la testa di spunti, idee ed entusiasmo, compagni di classe simpaticissimi che provengono da realtà tanto diverse. La voglia di cambiare il mondo della divulgazione.

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Il venerdì riparto un po’ a malincuore. Rientro a Bari per il weekend, il lunedì rieccomi a Napoli.

Seguono giorni intensissimi di lavoro perché il lunedì successivo è già ora di ripartire alla volta di Ginevra, di cui però non vedo nulla. La nostra meta è infatti il CERN e da lì non usciremo mai. Arrivare per la prima volta al CERN per un fisico è una grande emozione, anche se dal finestrino dell’auto non si vede niente di che, ma senti il cuore che batte e sei lì col naso schiacciato sul finestrino come se ti stessero portando nel paese dei balocchi. Ovunque ti volti vedi giovani di nazionalità diverse che fanno gruppetto e chiacchierano generalmente di fisica. Dopo mezza giornata ti sembra tutto piuttosto normale.
Nei giorni passati al CERN ho visto solo: il piccolo ufficio di OPERA dove abbiamo lavorato giorno e notte, la mensa tre volte al dì, la stanza dell’ostello (poco, mediamente 5 ore a notte), un capannone adibito a sala conferenze.

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Giovedì, nel tardo pomeriggio, io e Annarita, l’altra dottoranda del gruppo, con la quale ho condiviso tutti i viaggi precedentemente descritti tranne uno, siamo ripartite perché il giorno dopo all’ora di pranzo dovevamo essere a Pisa, per il 100° Congresso Nazionale della SIF (Società di Fisica Italiana). Perciò: treno per Milano, arrivo a Milano alle 22.30, notte in un hotel accanto alla stazione e di nuovo treno da Milano a Pisa alle 8 della mattina seguente. La stanchezza, una volta giunte a Milano, iniziava a farsi sentire, come quando, entrata nell’hotel, ho detto al receptionist: “Buonasera, abbiamo una presentazion… ehm prenotazione”…

Pisa è un sacco bella. Nel pomeriggio abbiamo tenuto i nostri brevi talk di fronte a una platea di ben 13 persone, dopo di che siamo corse a vedere la torre pendente, finalmente libere, con la certezza di essere sopravvissute al tour de force. Infine, visto che non ero affatto stanca, prima di rientrare a Napoli ho pensato di fare un giro a Firenze.

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Sono passati 7 giorni dal mio rientro stabile a Napoli, e ancora quando la mattina suona la sveglia ci metto un po’ a far mente locale su dove mi trovo.  Ma siamo gggiovini… se non ci lamentiamo adesso …

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