Parco Avventura Scientifico a Scampia

Stamattina, insieme a quella potentissima squadra dei ragazzi dei PONYS (Physics & Optics Naples Young Students), sono andata nel parco di Scampia con l’intento di trasformarlo, per mezza giornata, in un “Parco avventura scientifico”. L’idea era di proporre ai bambini – ma non solo – tre percorsi tematici: Onde, Energia ed Elementi, ognuno fatto da tre tappe in cui venivano spiegati dei concetti di fisica, con l’aiuto di esperimenti costruiti con materiali semplici. Prima di iniziare un percorso venivano consegnati, oltre alla mappa del parco con le varie tappe, un quiz con tre domande e un “Passaporto scientifico”, su cui collezionare timbri per ogni tappa  completata. A questo si aggiungeva una postazione di Fisica dello Sport e una dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). L’iniziativa fa parte del progetto “Rete dei Parchi”, organizzato dall’assessorato all’ambiente del Comune di Napoli per la riqualificazione dei parchi e dei quartieri disagiati di Napoli e rientra nella manifestazione internazionale “March for Science”, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e politica sui temi della ricerca scientifica.

Il progetto mi era piaciuto fin da subito, ma è inutile nascondere che sono partita con innumerevoli pregiudizi. Ho svuotato la borsa, evitato di portare il portafoglio e quasi fatto testamento. Ero pronta agli attacchi da parte degli “scugnizzi” e pensavo che ai bambini non sarebbe importato molto delle nostre spiegazioni, avrebbero distrutto il possibile e rubato il resto. Alcuni episodi del genere, infatti, si erano già verificati a Piazza del Plebiscito in occasione di Futuro Remoto, una manifestazione ben più controllata. Per la prima volta, inoltre, ero stata assegnata a “Fisica dello Sport”, dove ero sicura che i palloni usati per gli esperimenti avrebbero attirato i più… “irrequieti”.

Appena si entra a Scampia il degrado colpisce come uno schiaffo improvviso. Si passa da una città “normale” a un’altra dimensione, difficile da descrivere a parole. Non ci ero mai stata e non avendo nemmeno mai visto le serie tv o i film girati qui non avevo bene idea di cosa aspettarmi. Passando vicino alle Vele lo sconforto è tanto. C’è il Sole, ma in mezzo a quei palazzi regna l’oscurità. Nella penombra, tra i panni stesi, si distinguono una miriade di scale incrociate che vanno da un palazzo all’altro intrecciandosi e dando l’immagine tangibile di una società intricata e losca. Su Wikipedia ho letto che furono realizzate nell’ottica di un «progetto abitativo di larghe vedute» dall’architetto Franz Di Salvo, del quale sono l’opera che meglio rappresenta la «poetica architettonica dell’architetto». Poetica architettonica… Poetica… Poetica?

Passo oltre nel racconto, ma la vista di quei palazzi è qualcosa che continua a riapparirmi negli occhi, lasciando dentro di me un misto di angoscia e voglia di tornarci, capire, vedere da vicino.

Il parco è a due passi dalle Vele. È grande, molto grande, e tenuto benissimo. Ci sono prati verdi, giochi per i bambini, glicini. Un’oasi di pace che col Sole appare ancora più bella.

Ci sparpagliamo alle varie postazioni e man mano iniziano ad arrivare i bambini. Talvolta una marea di bambini tutti insieme. Sorridiamo spaventati nel vedere il primo gruppo marciare verso di noi. E poi l’incontro. Il terribile incontro con dei bambini meravigliosi, pieni di curiosità ed entusiasmo. Una miriade di caratteri diversi che vengono fuori come fuochi d’artificio, più spontaneamente – o almeno questa è stata la mia impressione – che altrove, forse perché la maggior parte erano lì da soli, senza genitori che li controllassero. Bimbe timide, ragazzini con la maglia del Napoli ed enormi brillantini all’orecchio, bambine con le trecce, bambini con gli occhiali. Tutti che volevano provare e quando avevano capito un meccanismo o un concetto chiamavano gli amichetti e tentavano di spiegarlo anche a loro, come se avessero appena compreso il segreto dietro una magia. Molti ci mostravano fieri il loro Passaporto scientifico pieno di timbri: “ho completato tutti e tre i percorsi e ho sbagliato una sola domanda!”. Bambini che chiedevano il permesso prima di salire sulla pedana rotante, pezzo forte delle nostre dimostrazioni, e quando poi dovevano girare la ruota, altro pezzo forte degli esperimenti che mostravamo, lo facevano insultandola in un gergo che capivo a stento, sperando che così andasse più veloce.

Quando è arrivato il momento di sbaraccare non volevano più andar via: “ci siete anche sabato prossimo?”, hanno chiesto speranzosi. Alcuni, piccoli scienziati in erba, erano intenti a inventare nuovi esperimenti mettendo insieme le cose che avevamo spiegato loro. Prima di andar via ci hanno restituito tutti i palloni, le palline, le corde.

Sono qui a raccontare di questa giornata appena trascorsa e ho gli occhi un po’ lucidi, perché più che in ogni altra occasione i bambini incontrati oggi mi hanno emozionato, e credo di ricordare quasi tutte le loro facce e i nomi di tutti quelli a cui l’abbiamo chiesto. Se oggi abbiamo dato qualcosa a questi bambini non è niente in confronto all’entusiasmo che loro hanno dato a me: ho abbattuto un pregiudizio.

Ps. #GoPONYSGo!

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II Assemblea dei soci @ Novi Ligure: sera d’arrivo

15 Ottobre 2010: Aereo fino a Genova, autobus dall’aeroporto alla stazione, treno da Genova a Novi e infine breve camminata fino a raggiungere la pizzeria dove, pian piano, cicappini da tutta Italia si stanno radunando. Non sono neanche in ritardo!

La lunga tavolata si riempie velocemente, tra baci, abbracci e sorrisi che non lasciano dubbi sulla contentezza di ognuno nel rivedere gli altri.

Tra una pizza e l’altra, con una farinata in mezzo che colui che tutto mangia non ha ancora deciso se abbia un sapore “delicato” o piuttosto “disgustoso”, il tempo passa in fretta, (senza contare la pizza alla Nutella e panna!) e la Conferenza di Stefano “Mai dire Maya”, sulle balle del 2012, doveva inziare già da un pezzo! Andiamo di corsa alla Biblioteca, dove si terrà la conferenza.

La conferenza è interessante, anche se l’ho già ascoltata quando Stefano è venuto a bari.

Terminata la conferenza, gli occhi stanchi dei viaggiatori si riprendono non appena inizia a circolare l’idea di andare a bere una birra tutti insieme: improvvisamente siamo di nuovo pieni di energie! Le poche voci di dissenso “ma è tardi, andiamo a dormire che siamo stanchi..” vengono messe rapidamente a tacere con il categorico: “non si dorme ai convegni e alle assemblee CICAP!”.
Inizia dunque la difficilissima ricerca di un locale che abbia sufficienti posti a disposizione. Giriamo per le strade e ci conviciamo ben presto che a Novi non sembra esserci movida notturna…E’ venerdì sera ma le strade sono piuttosto deserte.

Entriamo in un baretto dai divani leopardati e strani tappeti. E’ vuoto, ma nonostante ciò basta un rapido conto per capire che non riusciremmo mai a sederci tutti: è troppo piccolo. Decidiamo di uscire dall’altra porta, facendo una bizzarra processione davanti alla barista che vede una ventina di persone entrare da una porta e uscire dall’altra!

Decidiamo allora di provare alla gasthaus, una birreria che dovrebbe essere più grande. Degne di nota sarebbero anche le manovre in macchina e i giri e rigiri che la macchina in testa, con Daniel alla guida e Marino a fare da tom-tom, ha fatto intorno alle rotatorie, con manovre semi-proibite, mentre tutte le altre macchine seguivano a ruota, un po’ dubbiose, senza capire dove stessimo andando, ma non credo che a parole riuscirei a spiegarvi le risate.

Arriviamo dunque alla gasthaus, una birreria davvero grande, ma anche tremendamente piena di gente e chiediamo se c’è posto per 17, anzi 15 perché intanto il gruppo s’è ridotto. Il posto c’è, un po’ risicato, ma tanto ci stringiamo. Ed eccoci in una saletta piccina piccina, tutta per noi, grande appena per contenere un tavolo da 10. “Va benissimo, non si preoccupi!”. Ci arrangiamo come possiamo: qualcuno si siede sul tavolo, qualcun altro su una botte di birra, “io mi siedo in braccio a te”, “aspetta ecco una sedia in più” ed eccoci tutti seduti. Ma… il tavolo è proprio davanti alla porta dell’unico bagno della birreria e disposti come siamo blocchiamo completamente l’entrata!!

(notare la porta del bagno alle nostre spalle!)

Ecco che arriva il primo che deve andare in bagno: “è guasto!”, gli facciamo scherzando non appena si accorge dell’impossibilità di raggiungere la porta. Il tizio ci crede e se ne va, mentre invano cerchiamo di richiamarlo per dirgli che non è vero. Quando arriva il secondo, un po’ in colpa per prima, ci alziamo e lo facciamo passare. La processione per il bagno sarà più o meno continua e chi c’era potrebbe anche trovare divertente ricordare tutti gli strani personaggi che Michele ha preso in giro all’entrata e all’uscita dal bagno, ma temo che gli assenti potrebbero annoiarsi e non trovare interessante tale capitolo della serata. Vi dico solo che se non ci hanno picchiato è stato davvero un miracolo, soprattutto quando Michele, all’arrivo di un omaccione muscoloso con baffi neri da camionista e tatuaggi ha esclamato “fatelo passare questo, che è cattivo!”

Nonostante le un po’ troppe coca-cola sul tavolo, ci riconfermiamo ottimi bevitori di birra, ma dopo tante risate la stanchezza si fa proprio sentire e decidiamo di andare in hotel. Facile a dirsi!

Il gruppo che alloggia (al) “Da Noi” si trova infatti un po’ spaesato quando il tom-tom annuncia che siamo arrivati a destinazione ma intorno è tutto buio e dell’albergo non c’è più traccia! Dopo un paio di giri riusciamo a scorgerlo nell’oscurità: è completamente buio, senza neanche una lucina o un’insegna illuminata. Ci hanno dato le chiavi dell’hotel perché la notte non c’è nessuno ad accoglierci. Entriamo e le risate esplodono fragorose quando ci troviamo davanti due enormi tigri (di peluche!), un puma e tanti elefanti. Come bambini iniziamo a giocare, incuranti del chiasso che stiamo facendo.

E’ tardissimo quando andiamo in camera, ma ci vorrà ancora tempo prima di chiudere gli occhi. Io sono in stanza con Paola e Laura e si sa, tre donne nella stessa stanza non possono fare a meno di chiacchierare per almeno un’oretta, anche se stanche! E poi non può mancare una visitina su facebook prima di andare a letto, per comunicare a tutti che siamo a Novi per l’assemblea del CICAP che inzierà domattina presto e siamo ancora svegli. Spente le luci Paola mette alla prova la nostra capacità di concentrazione raccontandoci le sue avventure con un gioco online, ma io e Laura dopo poco non riusciamo già più a distinguere tra il gioco e la realtà!

Ho paura di guardare l’orologio e scoprire che tra poche ore dovrò già svegliarmi, ma la sveglia suonerà impietosa, perciò alla fine ci facciamo accogliere dalle tenere braccia di Morfeo.. (cioè ci addormentiamo!)

 

(continua…)

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