Se un giorno un giornalista sportivo…

Nel paese di Italianolandia ci sono due squadre di calcio: i Pallapappa e i Bombitondi. In una importante partita, i Pallapappa segnano 4 gol nel primo tempo e 1 nel secondo tempo, mentre i Bombitondi, evidentemente non in formissima, rimangono a zero. I 5 gol di vantaggio fanno sì che i Pallapappa vadano in serie A.

Il giorno dopo, su un quotidiano ad ampia tiratura nazionale, nella sezione sportiva una giornalista (donna) racconta la partita, scrivendo che i Pallapappa hanno segnato 1 gol nel secondo tempo, che sommato ai 4 gol del primo fa sì che che raggiungano l’importante traguardo della serie A. Poi però scrive anche che in tutto il campionato i Pallapappa hanno segnato solo un gol. Fa un po’ di confusione tra rigore e calcio d’angolo e infine correda il suo articolo con la foto della vittoria della Juventus, nota squadra di un altro continente.

Ora, voi tifosi che leggete questo articolo non vi sentireste rimescolare le budella e non vi lamentereste dell’incompetenza della giornalista, chiedendovi chi l’ha assunta (sarà stata sicuramente una raccomandata) e perché il giornale non la licenzia visto che non dà informazioni corrette?

Però qualcuno potrebbe dirvi: “Suvvia, perché ti scaldi tanto? In fondo non cambia la vita se sul giornale ci sono informazioni sbagliate su una partita di pallone… e poi è una donna, cosa può saperne di calcio? Al massimo avrà notato che i giocatori avevano magliette di colori diversi abbinati in modo pessimo! I cronisti che hanno commentato i 90 minuti avrebbero potuto aiutarla e spiegarsi meglio.”
“Ma.. ma come scusa, se uno fa il giornalista sportivo non dovrebbe capirci qualcosa di quello che scrive?”
“Sì, dovrebbe, ma in Italianolandia questa è solo una utopia!”
“E poi non è che siccome è donna automaticamente non può capirne di calcio e dobbiamo scusarla! Se ha deciso di fare quel mestiere (o si è ritrovata a farlo) potrebbe almeno informarsi meglio, chiedere al suo vicino d’ufficio che ne capiva di più perché anche lui era calciatore e tutti sanno che non si perde una partita, o per lo meno consultare ciò che era già stato pubblicato su internet in abbondanza…” e mentre discutete col vostro amico notate che su un altro giornale come foto hanno scelto quella di uno stadio vuoto, di rugby però. Il sangue nelle vene ribolle sempre più.

Basta farsi un giro su internet per leggere un bel po’ di articoli sulla partita fatti bene, scritti in modo semplice, senza errori, né foto sbagliate. E gli autori non sono nemmeno giornalisti. Sono giovani (non solo maschi) che hanno tanta passione e invece di uscire a farsi una birra dopo la partita, si sono seduti davanti al pc e hanno scritto il loro articolo, in cambio di nulla, gratis. E prima di pubblicarlo sul loro blog, che sarà letto probabilmente da meno persone rispetto al quotidiano a tiratura nazionale, hanno chiamato un paio di amici presenti allo stadio per assicurarsi di ricordare bene chi avesse tirato il rigore, e il secchione dei tempi del liceo perché ne corregga la grammatica, e poi la mamma perché gli dicesse se capiva cosa era successo durante l’incontro pur non avendo mai visto una partita in vita sua. E vien fuori un articolo proprio bello. Dignitoso.

“Ma quante storie!”, vi fa l’amico che non si sa perché continua a difendere la giornalista che per voi è solo una scansafatiche che non merita i soldi che guadagna, “Devi sapere che secondo alcuni il prerequisito per scrivere alla portata di tutti è non sapere nulla dell’argomento che si sta trattando.”

Baby-Facepalm

FACEPALM

E infatti, secondo questa logica, nelle scuole per insegnare chimica bisognerebbe scegliere persone che la chimica non l’hanno vista nemmeno alle medie, così è sicuro che sapranno spiegarla benissimo, no? E per insegnare calligrafia un analfabeta.. il ragionamento non fa una piega!

Invece il conoscere a fondo un argomento, così a fondo innanzitutto da saperne i concetti in modo corretto, e in secondo luogo da saper distinguere cosa è indispensabile comunicare e cosa no, come semplificare ciò che è troppo complicato, senza che la semplicità implichi un’informazione parziale o sbagliata, è un peeessimo presupposto per essere capiti da tutti.

“Conoscere a fondo un argomento non significa saperlo spiegare”

Giusto. E infatti non tutti lo fanno e sanno farlo. Però alcuni sì. E altri hanno imparato. Altri ancora, invece, hanno studiato quel che basta per riuscire a capire di cosa sta parlando l’esperto, e sono specializzati nel fare da tramite tra l’esperto e il grande pubblico. Una sorta di traduttori, e i traduttori, per svolgere il loro compito, di lingue devono saperne due, non solo una. Sono questi “traduttori” che io chiamerei “giornalisti”.

L’Italianolandia è un paese dove le cose funzionano un po’ alla rovescia, o meglio, in tanti campi non funzionano proprio. Però il calcio è importante e io ci scommetto che la giornalista sarà stata licenziata e sostituita da un’altra giornalista, più scrupolosa e dedita al suo lavoro. Per fortuna si trattava di calcio, perché se invece si fosse trattato di un articolo della pagina scientifica non se ne sarebbe importato nessuno.

Chi segue il mio blog, o mi segue su facebook, o mi ha incontrato nelle ultime settimane sa bene da cosa è scaturito questo post, anzi, non appena l’avrà intuito si sarà messo le mani tra i capelli pensando: “ma ancora con questa storia??? Non è la prima volta che succede e non sarà nemmeno l’ultima, possiamo mica alzare tutto questo polverone per ogni articolo di un giornalista disgraziato?”. In effetti no, però stavolta l’ho fatto, perché era un argomento che mi riguardava da vicino e che potevo giudicare facilmente. Me la sono presa con un quotidiano in particolare, ma ce n’erano anche altri su cui si poteva stendere un velo pietoso.
Se sono tornata ad affrontare la questione è perché dopo la pubblicazione del primo articolo ci sono state un po’ di discussioni con conoscenti e amici (che ringrazio per il tempo dedicatomi), che mi hanno fatto riflettere e portato a elaborare questa metafora.

Ora, ultime precisazioni:
– può darsi che il mio discorso, rivolto a un ipotetico unico autore degli errori, vada suddiviso in più persone, nel caso in cui, per esempio, a scegliere le immagini di un articolo non sia l’autore stesso. La colpa non si dimezza in tal caso, ma raddoppia per chi doveva solo scegliere l’immagine e non ha saputo fare nemmeno quello;
– può darsi (dubito fortemente, ma la situazione delle redazioni dei giornali è tragica), che il giornalista inetto sia uno stagista non pagato. In tal caso sono comunque stupita del fatto che non ci si rivolga a qualcuno più bravo che già scrive gratis e che un giornale pubblichi articoli mal fatti. E rimprovero il quotidiano per lo sfruttamento dei suoi dipendenti come stagisti e tutte quelle altre cavolate che si inventano per sfruttare le persone disperate senza pagar loro uno stipendio.

Come avrete capito, il mio dente nei confronti di certi “giornalisti” è ancora parecchio avvelenato….. e lo sarà sempre fino a quando vedrò gente in gamba che fa cose gratis e gente indegna pagata (probabilmente) nonostante faccia male il proprio lavoro. Che poi, guarda caso, la gente indegna non si firma nemmeno.

Tu, giornalista di Repubblica, sai contare?

ATTENZIONE: questo è un articolo polemico. Ma giustamente.

15 giugno 2015. Con un seminario presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la Collaborazione OPERA annuncia di aver osservato la quinta interazione di un neutrino di tipo tau all’interno di un fascio di puri neutrini mu. Questo risultato porta la significatività dell’esperimento a 5.1 sigma, il livello richiesto per dichiarare una scoperta. Risultato importante quindi. Di cosa significhi tutto questo scriverò in modo più approfondito tra un paio di giorni. (Aggiornamento: potete leggere il mio articolo a riguardo qui)

Alcuni giornali dedicano un po’ di spazio alla notizia. Repubblica per esempio:

Schermata 2015-06-16 alle 16.25.52

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.32

Lasciamo perdere il titolo, che fa apparire un neutrino alla stregua di un alieno o uno zombie. Ma si sa, ci vuole un titolo accattivante per attirare i lettori, e poco importa se è un po’ fantasioso.

Ma tu, “giornalista” della sezione Scienze di Repubblica, mi spieghi come puoi corredare un articolo sull’esperimento OPERA con la foto del rivelatore di Super Kamiokande, un esperimento che si trova in Giappone?
Sai usare Google immagini? Ti insegno: vai su http://www.google.it e selezioni “Immagini”. Poi scrivi qualche parola chiave, per esempio in questo caso “esperimento OPERA”, per dire una cosa semplice e rimanere sul vago.

Schermata 2015-06-16 alle 16.36.31

Queste sono le prime immagini che appaiono se faccio la suddetta ricerca e, bravo Google, sono tutte immagini che riguardano l’esperimento OPERA. Scegli quella che ti piace di più, poi siccome sei un giornalista, e un giornalista verifica sempre ciò che pubblica, dovresti verificare che l’immagine che hai scelto sia effettivamente dell’esperimento OPERA, e non magari della chiesa OPERA pia, che si sa Google è bravo, ma non può sostituirsi al tuo intelletto.

Oppure, per differenziarti dalle ricerche che si fanno per le tesine delle scuole elementari, potresti andare sul sicuro sul sito dell’esperimento e sfogliare la gallery, messa lì a disposizione anche per te: http://operaweb.lngs.infn.it/spip.php?rubrique3.

Che fatica, eh!

Chissà che percorso contorto hai fatto per pescare una foto che non c’entra nulla.

Ma andiamo avanti, perché la tua bravura vien fuori verso la fine del breve articolo, quando, dopo aver scritto:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

appena 7 righe dopo continui dicendo:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

UNO SOLO?

Benedetto figliolo, stiamo festeggiando l’osservazione del QUINTO evento di neutrino tau. L’hai detto tu che il primo era stato osservato nel 2010, ma ce ne sono voluti altri quattro per dichiarare la scoperta. 1+4=5.

E 5 ≠ 1. Se tu hai 1 mela e io ho 5 mele, NON abbiamo lo stesso numero di mele, giusto?

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Ora, se non si fosse capito, leggere questo “articolo” mi ha innervosito molto. Mi innervosisce non solo perché contiene informazioni sbagliate, senza nemmeno coerenza interna, e sbagliate non perché sono concetti difficili che un profano magari può faticare a comprendere e rielaborare in un articolo (diciamolo, hai proprio fatto un lavoro coi piedi), ma anche perché sei lì a occupare un posto come “giornalista scientifico” al posto di qualcun altro che, magari, sa contare e usare google immagini.

Quando non rimarrà più niente

 

Questo l’ha scritto un mio amico. Si chiama Davide ed è uno in gamba.
Quando l’ho letto avevo gli occhi lucidi e tanta rabbia dentro, perché mi dispiace per lui, ma anche per noi: le sue parole, infatti, sono le parole di tanti giovani d’oggi che nonostante il talento e la voglia di lavorare vengono tagliati fuori dalla crisi e dagli errori passati e presenti dei politici.

 

Piccolo sfogo: per due volte in pochi mesi, due diverse redazioni giornalistiche mi tolgono quanto “promesso”, cioè un contratto da praticante, dopo settimane passate a rassicurarmi e a dirmi quanto sono bravo e quanto mi impegno. Tutte due le volte, a causa di una motivazione che non dipende da me: prima c’erano i soldi, ora ci sono le perdite, il momento è difficile, quindi non possiamo più assumere. Tutte due le volte, mortificati e dispiaciuti e tristi per la brutta notizia.
Ora, io per il momento tengo botta. Anche perché non credo di essere Indro Montanelli. Anche perché ci sono cose peggiori. Anche perché un impiego, al momento, ce l’ho. Non quello dei miei sogni, non per sempre, ma ce l’ho. E da quando mi sono laureato ce l’ho sempre avuto. E non ho mai lavorato gratis. Tanti di noi però lavorano gratis e devono dire anche grazie, perché tanti altri non hanno proprio niente e tanti tanti altri neanche ci sperano più. E quindi rimango.
Però quando non rimarrà più niente, quando l’ultimo ragazzo sarà partito per l’Australia o la Cina, quando non nasceranno più nuove famiglie e nuovi bambini, quando non ci saranno manco più le file per i provini del grande fratello, quando nessuno più voterà e ci sarà qualcuno pure peggio di Silviuccio mio, quando non ci saranno manco più gli stage a 800 euro al mese, quando non ci saranno manco più gli stage gratis, quando le università saranno ancora più vuote di studenti e più piene di imbecilli, quando neanche più i raccomandati troveranno nulla, quando neanche più quelli con due master quattro lauree e che parlano dieci lingue troveranno nulla, quando le strade saranno piene solo di pensionati e badanti e kebabbari, in quel momento anche io sarò da qualche altra parte a ridere e fregarmene e non vorrò sentire una cazzo di parola su quanto siamo disinteressati, svogliati, sfaticati, annoiati, bamboccioni, mammoni, frignoni, senza sogni, senza speranze, disimpegnati politicamente, senza pazienza, superficiali, stupidi, viziati, disillusi, montati, schizzinosi, choosy. Non vorrò sentire neanche una sillaba su quanto ah ai nostri tempi, ah quanti sacrifici ho fatto, ah pretendete tutto! ne dovete mangiare di pane duro!, ah io alla tua età ero mooolto meglio di te, ah vi lamentate vi lamentate ma non fate niente per cambiare le cose, ah dovete scendere in strada e spaccare tutto.
Perché sono convinto che tutti noi, in qualche modo, stiamo lottando. Ognuno con i propri mezzi e le proprie convinzioni e le proprie paure. Chi scendendo in piazza a spaccare tutto e chi mettendo giacca e cravatta ogni giorno. Chi svegliandosi alle 6 del mattino in una città non sua e chi consumandosi le dita sull’ennesimo curriculum che nessuno leggerà. Chi mettendo da parte l’orgoglio e chi inorgogliendosi ancora di più. Chi studiando come un matto e chi tentando con tutte le forze di credere in parole come mission, earnings, risultati, schedule, trimestrale, sacrifici.
Non sto allontanando le nostre responsabilità, come generazione e come singoli e come studenti e come lavoratori. E so di essere comunque tra i fortunati, sia come giovane italiano che come giovane europeo che come giovane essere umano.
Però aspetto il tonfo che questo bel paese farà. Non vedo l’ora. E non muoverò un dito.
Solo, cerchiamo di non restare sotto le macerie, per favore.

Davide Colapietro

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Su Einstein che batte neutrini 1-0 e altre simili sciocchezze

Già da ieri erano iniziati i primi rumors riguardanti un possibile errore strumentale trovato dal team di OPERA, che avrebbe inficiato il risultato presentato a Settembre dalla Collaborazione, secondo il quale i neutrini potrebbero viaggiare più veloci della luce.

Prima ancora di leggere il comunicato ufficiale rilasciato dal CERN, i telegiornali hanno annunciato che le misure erano sbagliate, concludendo con perle di saggezza del tipo:

“e questo ci dimostra la grandezza di un unico uomo [Einstein, nda] quando ancora non esistevano i computer”.

Ma il peggio è sui social networks, dove tutti, ma proprio tutti, oggi si sentono in dovere di commentare la notizia con frasi tipo:

“Einstein batte neutrini 1-0”

“Einstein è salvo”

“Oltre alla linguaccia Einstein fa il dito medio ai neutrini”

“Albert rules! He’s a boss!”

“La rivincita di Einstein”

“Einstein scialla!”      [al tg2 delle 13]

“Heinstein torna in pole position”       [sì, con l’h…]

o ancora:

“Nuova figura di m… per i neutrini italiani”

“Neutrini, che boiata colossale”

“Neutrini più veloci della luce: era solo una bufala”

E così via.

Anche la Gelmini non ha perso tempo e ha colto al volo l’occasione che le si presentava per dire la sua sciocchezza quotidiana, senza la minima vergogna:

Sarò noiosa, ma tutti questi commenti gratuiti mi infastidiscono.

A chi li scrive vorrei dire: “no, non avete capito niente di come funziona la scienza!”

Nella scienza, infatti, non c’è alcuna gara tra Einstein e i neutrini: (cito da un articolo pubblicato dopo settembre http://www.ilgalileo.eu/0601-einstein.html)

La cosa che probabilmente risulterebbe più sconvolgente per il grande pubblico [se il risultato sui neutrini superluminali fosse confermato, nda], però, sarebbe il colpo all’immagine di Einstein come grande guru infallibile, e al concetto di “teoria scientifica”. Troppo spesso, infatti, si sono trasformati l’immagine e il lavoro di alcuni scienziati in simboli, che vengono proposti ai profani da altri profani quali sacre icone intoccabili e perfette: nuove figure ieratiche che sostituiscono alla barba fluente e al cipiglio severo del profeta biblico capigliature scarmigliate, sorrisi ironici e linguacce estroflesse, mentre formule come E=mc2 assurgono a mantra della nuova era (e vengono pure usate in modo erroneo). Ben poco si fa invece per comprendere il significato fisico di tali formule, o anche solo lo spirito e l’atteggiamento intellettuale di questi personaggi.

L’eventuale crollo di un tale edificio ideologico sotto i colpi di una nuova scoperta avrebbe delle conseguenze facili da immaginare; crollerebbe una grande illusione mediatica, che però la comunità scientifica non si è mai sognata di alimentare. Eppure sarebbe proprio quest’ultima a pagare lo scotto più alto all’interno della società. Dal semplice “Einstein aveva sbagliato la predizione sui neutrini” si passerebbe a dire che “l’intera teoria di Einstein non è più valida” per poi dire che “la scienza fornisce soltanto teorie, non certezze” fino al liberi tutti: “una teoria è soltanto un’opinione e qualsiasi opinione è ugualmente valida” – cosa che si sente fin troppo spesso, specialmente ad opera dei sostenitori di teorie che di scientifico hanno solo il nome, come il “disegno intelligente della vita”.

Niente sarebbe più sbagliato, falso e intellettualmente disonesto di ciò. Per prima cosa, Einstein non ha sbagliato alcuna predizione sui neutrini… per il semplice fatto che la teoria einsteiniana precede di circa trent’anni la teorizzazione dei neutrini, che avvenne a metà degli anni Trenta ad opera di Pauli, Fermi e Heisenberg. […]

La teoria di Einstein rimane valida. Il cellulare che abbiamo in tasca continua a funzionare, grazie a onde elettromagnetiche il cui comportamento è perfettamente previsto dalla relatività speciale; il navigatore GPS delle nostre autovetture, e la parabola della TV satellitare, continuano a ricevere il segnale dai satelliti tenendo conto dell’effetto Doppler relativistico; e i nostri computer continuano a processare dati, e a ricevere informazioni via fibra ottica, in perfetto accordo con la teoria einsteiniana. La precessione del perielio di Mercurio continua ad essere ben spiegata dai calcoli di Einstein.

Einstein, nel formulare la sua teoria della relatività, la estendeva in realtà oltre quella galileiana-newtoniana, e la ricomprendeva all’interno della propria come caso speciale che si verifica a basse velocità. Ciò non distruggeva la validità del lavoro di Galilei e Newton, tant’è che ancora oggi il volo spaziale, anche interplanetario, è calcolato in termini newtoniani (il volo spaziale è un fenomeno “a bassa velocità” rispetto alle velocità relativistiche). Le nuove scoperte non spiegate da teorie precedenti, che però forniscono una buona modellizzazione di tanti fenomeni, non comportano l’annullamento di queste ultime, ma semplicemente una riscrittura e un’inglobazione del vecchio modello in uno di applicazione più generale o di precisione maggiore.

Appurato, dunque, che Einstein non andrebbe “in pensione” se i neutrini viaggiassero davvero a velocità superluminali, passiamo al secondo punto, ovvero aspettare le fonti ufficiali prima di aprir bocca.

Infatti, nel comunicato ufficiale del CERN (http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2011/PR19.11E.html) si legge che le fonti di errore trovate sono due e che devono ancora essere confermate da ulteriori verifiche: una di queste tenderebbe a sovrastimare il tempo di volo misurato, mentre l’altra a sottostimarlo. Quindi i due effetti potrebbero compensarsi, lasciando invariato il risultato, o uno dei due potrebbe prevalere sull’altro e di conseguenza i neutrini potrebbero o viaggiare più lentamente della luce oppure ancora più velocemente. Fino a quando non saranno condotti ulteriori test, non si può giungere a nessuna conclusione.

E’ molto probabile che, alla fine di tutte le verifiche si troverà qualche inghippo per cui i neutrini non superano la velocità della luce, ma credo non sia questo il momento.
Si legge, ad esempio, sul blog di Roberto Battiston su Le scienze (http://battiston-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/22/riecco-i-neutrini-probabilmente-piu-lenti):

In linea di principio di due effetti tendono a cancellarsi, ma vi sono  ragioni per pensare che il primo effetto sia dominante sul secondo e che sia la causa dell’anomalia annunciata lo scorso settembre da Dario Autiero del CNRS di Lione, in un  seminario al CERN che ebbe  risonanza mondiale. L’articolo sottomesso dalla Collaborazione OPERA  per pubblicazione, e che stava venendo valutato dai referees, è stato quindi temporaneamente ritirato.

Con ogni probabilità verranno effettuate altre misure con particelle di alta energia (neutrini provenienti dal CERN a partire da aprile oppure  raggi cosmici di altissima energia) e solo queste misure dirette saranno in grado di fugare ogni dubbio residuo.

Concludo dicendo che in questa storia non ci sono, secondo me, figure di “merda”, come pensano in molti: nel presentare i propri risultati a settembre, infatti, la Collaborazione OPERA era stata estremamente prudente, scrivendo che ulteriori studi erano necessari per verificare che non ci fossero fonti d’errore sistematico non ancora considerate. Nessuna figuraccia quindi, ma soltanto il sano progredire della scienza che funziona e una prova della validità del metodo scientifico.

Cito dal blog di Borborigmi: (http://www.borborigmi.org/2012/02/23/prima-di-annunciare-un-risultato-eccezionale-meglio-controllare-tutti-i-connettori)

Nell’ambiente lo scetticismo sulla misura di OPERA non è mai sceso sotto il livello di guardia, e che ci fosse un problema sperimentale nascosto da qualche parte era l’opinione probabilmente più diffusa. Il sistema di misura del tempo di percorrenza di OPERA è incredibilmente complesso, e molti di noi sospettavano che l’inghippo potesse nascondersi. Ma ovviamente è facile fare gli sboroni con il senno di poi, e obiettivamente anche antipatico. In questo senso, penso sia giusto riconoscere a OPERA di aver mantenuto una certa cautela scientifica: la collaborazione non ha mai fatto nessuna dichiarazione roboante sulle potenziali implicazioni del risultato, ed ha sempre detto di aver bisogno di verifiche, e che la comunicazione alla comunità serviva principalmente per aver consigli e suggerimenti. In questo senso, se volete, la storia di OPERA è un esempio di ricerca scientifica sana: si misura qualcosa, si cerca di capire, non ci si riesce, si chiede consiglio, si progettano prove e verifiche indipendenti, eventualmente si trova un errore, si rettifica e si va avanti. E ci tengo a sottolineare che per il momento non sappiamo né se questi effetti sono confermati, né quantitativamente quale sarebbe l’impatto sulla misura. Non è escluso che alla fine l’impatto non riesca comunque a ridurre la misura della velocità al di sotto di quella della luce. Mi sembra presto per cantare vittoria.

Il problema è invece il baraccone mediatico costruito intorno, allora come adesso. Vi sfido a trovare un solo fisico che abbia dichiarato negli ultimi mesi che “Einstein è da mandare in soffitta”, che invece è stato probabilmente il titolo più gettonato da giornali ed agenzie. Giornali ed agenzie che oggi non mancano di titolare “la rivincita di Einstein” o roba simile, manco la scienza fosse una guerra a veder chi ha ragione e annientare chi non ce l’ha.

La ricostruzione dell'esperimento Gran Sasso. Una iniziativa italiana in collaborazione con il Cern e il Paese delle Meraviglie (Immagine di Massimo Gentile, http://iltunnelditalia.blogspot.com/2011/09/la-gelmini-il-cern-ed-il-tunnel-il.html)

Affonda la Costa Concordia: quanti cattivi presagi

1) Inaugurazione
Il rito scaramantico non va a buon fine: la bottiglia non si rompe.

 

 

Ne parla anche il Corriere (ma non è la sola testata giornalistica a farlo!):
http://video.corriere.it/costa-concordia-battesimo-mal-riuscito-/787b3e48-3ea5-11e1-8b52-5f77182bc574

 

2) Venerdì 13
Isola del Giglio, la Costa Concordia si incaglia: tre i morti e decine i dispersi

 

 

3) 2012

 

4) 4229 passeggeri a bordo (fonte tgcom24): 4+2+2+9 = 17
Secondo altre fonti (ansa.it) i passeggeri a bordo sono 4234: 4+2+3+4 = 13

5) Ancora 17 dispersi (fonte ansa.it, 15/02 ore 14.24)

Questo è quello che gira al momento per la rete. Con tutti questi presagi, l’incidente era praticamente inevitabile. Non ci volevano certo i Maya per predirlo, eppure nessun astrologo aveva annunciato la tragedia.
E’ il medioevo: immagino che adesso inizierà la caccia alle streghe che sicuramente erano presenti sulla nave.

11/9: Rifletti

Scrivere a mano è Rock!

 Pare che le scuole elementari nello Stato dell’Indiana, dal prossimo anno scolastico, non saranno più obbligate a insegnare a scrivere a mano.

Insomma, niente più paginette piene di “A” corsive, maiuscole, minuscole, stampatello e così via: i bambini delle nuove generazioni non prenderanno mai in mano una penna, ma avranno a che fare solo con tastiere di pc e tablet.

La notizia è shockante per i più, anche se qualcuno non ne fa un dramma, pensando a questa novità come inevitabile conseguenza dell’era moderna, dominata da tastiere e schermi di tutte le forme e dimensioni.

Eppure io non credo che la nostra epoca sia pronta per un tale passo: davvero in ogni famiglia, in Indiana, possiedono un computer ciascuno, bimbi di 6 anni compresi, e lo portano sempre in giro? E tra vent’anni scriveranno persino la lista della spesa sui loro smartphone? E quando la batteria si scaricherà all’improvviso come faranno?

Non so a voi, ma a me sembra un po’ assurdo rinunciare alla scrittura a mano, sebbene effettivamente al giorno d’oggi la tastiera la faccia da padrone. Non è solo un fatto di abitudine o nostalgia per le romantiche lettere scritte a mano: come scrive Massimo Introvigne commentando la notizia

la scrittura con le penne dovrà continuare a essere insegnata perché davvero aiuta a pensare.

Ed è senza dubbio così.

Io la penna la uso, quotidianamente. La uso per prendere appunti, per schematizzare i concetti che studio, per lasciare un messaggio sul frigorifero…
Se devo studiare, ad esempio, la dimostrazione di un teorema matematico ho bisogno di scriverla e riscriverla più volte e non avrebbe senso scriverla su un computer, oltre al fatto che sarebbe una fatica immensa e una enorme perdita di tempo, nonostante gli appositi programmi per scrivere formule. Per non parlare della risoluzione di esercizi: senza carta e penna non riuscirei nemmeno a ragionare. E gli esami scritti? Tutti al pc, barando con internet, bluetooth e file nascosti?

Boh, forse son io che sono abituata allo stato attuale delle cose e tra 50 anni dovrò ricredermi vedendo i miei figli (o nipoti) fare benissimo a meno delle biro.

Ma poi, diciamocelo: a scrivere al computer abbiamo tutti imparato da soli, e siamo velocissimi senza aver seguito nessun corso di scrittura su tastiera.
Cosa dovranno insegnare le maestre ai loro alunni di prima elementare?
Già mi immagino la scena:

“Allora bambini: oggi impareremo a scrivere la prima lettera dell’alfabeto, che è la “A”.
Per scrivere la A pigiate il tasto con su scritto A.. Ci siete riusciti tutti? Bravissimi! Come compito a casa riempite una pagina di A e a, Times new Roman, dimensione 14.”

Per non parlare delle lezioni di ortografia… serviranno ancora o basterà il correttore automatico di word?

 

In realtà ulteriori ricerche sul web danno l’impressione che non sia l’insegnamento della scrittura a mano ad essere in pericolo, quanto quello della scrittura in corsivo. Speriamo che in generale la scrittura a mano sia salva, almeno per ora!

Non fa ridere

Dopo le risate della settimana scorsa, questo martedì niente vignetta umoristica: sciopero.
Gli studenti sono in rivolta in tutta Italia, scendono in piazza, salgono sui tetti delle facoltà e del CERN di Ginevra, occupano i monumenti del Belpaese (qui l’elenco dei monumenti occupati nelle varie città).
Oggi alla Camera dei Deputati si vota sul ddl di riforma dell’Università

Trovate qui una tabella con tutti gli importi dei tagli ai fondi degli atenei e qui un articolo sui tagli operati dalla Riforma Gelmini all’Università e alla ricerca.

Ci sarebbe tanto da scrivere, ma riesco solo a dire:

Stiamo messi male…

Scienza e/è Poesia

Non nuoce al mistero il saperne qualcosa. Perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto artista alcuno del passato immaginasse! Perché i poeti del presente non ne parlano? Che uomini sono i poeti che parlerebbero di Giove se fosse simile a un uomo, ma se egli è un’immensa sfera ruotante di metano e di ammoniaca restano in silenzio?

(Richard Feynman, La Fisica di Feynman, vol. I-1, cap. 3-4, 1994, p. 3-9)

Il pregiudizio che le scienze siano una materia asettica, triste, studiata in bui laboratori da scienziati pazzi e asociali è duro a morire e forse è una delle cause che contribuiscono ad allontanare gli studenti dallo studiarle (avevo parlato dei problemi legati alla didattica della scienza in un post precedente).

Richard Feynman, fisico statunitense e Premio Nobel per la fisica nel 1965, spiega bene, in questo video, le ragioni per cui uno scienziato può, in realtà, ammirare doppiamente la bellezza di un fiore rispetto a un non-scienziato.

Condivido quanto detto da Feynman, compresa l’amara conclusione:

La nostra non è ancora un’era scientifica

La scienza e la didattica

Avete mai sentito parlare del “Carnevale della Fisica“? Si tratta di una bellissima iniziativa partita nel Novembre 2009 per celebrare i 400 anni di Galileo:

Il 30 novembre, 400 anni or sono, un uomo per la prima volta nella storia dell’umanità sollevava il suo cannocchiale al cielo, osservando da una angolazione del tutto nuova l’oggetto celeste più brillante del firmamento: la Luna. Quest’uomo era Galileo Galilei.

Il 30 di ogni mese appassionati e professionisti divulgatori della scienza si riuniranno per promuovere la fisica e le scienze in maniera originale e divertente.

Il tema di questo mese, per la XII edizione del Carnevale, è: Perché la didattica delle Scienze, e della Fisica in particolare, non funge qui da noi?” Si sa, infatti, che l’insegnamento scientifico in Italia lascia a desiderare. Lo dimostrano chiaramente le sconfortanti prestazioni offerte dai nostri studenti nelle indagini internazionali quali l’OCSE-PISA, per citarne una.


Quando ho letto la domanda la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati i soliti luoghi comuni: è colpa degli insegnanti, spesso non molto preparati o senza abilità didattiche, è colpa di queste nuove generazioni di studenti, che non hanno voglia di studiare, ed è colpa delle riforme, che creano disordini e mal contento. Ok, ma oltre a questo? Allora mi sono fermata a riflettere.

Credo che alla base di tutto ci sia l’impronta classicista e filosofica che ha permeato (e continua a condizionare pesantemente) la cultura del Paese, facendo apparire la scienza meno importante delle materie umanistiche e non indispensabile al benessere dell’umanità:

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico

scriveva Benedetto Croce all’inizio del 1900 (B. Croce, Il risveglio filosofico e la cultura italiana, «La critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia», n.6, 1908, pp. 161-168).

Gran parte della colpa va anche data alla Chiesa, da sempre preoccupata che la scienza possa minare il suo territorio e deviare i suoi fedeli portandoli alla perdizione: mai dimenticare il peccato di Adamo ed Eva che mangiarono il frutto proibito (erroneamente tradotto “mela”) dell’albero della conoscenza!

Considerando dunque queste condizioni, la prima cosa che un insegnante devrebbe fare è far capire alle nuove generazioni, a cominciare dai bambini della scuola elementare, che invece scienza vuol dire progresso: la scienza è utile, è bella e si evolve. E tutti possono contribuire alla sua evoluzione: non è necessario essere piccoli Einstein!

Poichè si sa che ogni persona è portata a studiare meglio le materie che gli piacciono, la chiave di volta sta nel rendere la scienza qualcosa da amare. E’ importante che gli studenti capiscano che la scienza non è qualcosa di astratto o inutile, ma che è grazie al progresso scientifico che sono nati il computer, la tv, internet, i loro amati videogiochi e così via.

La scienza dovrebbe essere presentata come una creatura da difendere: bisognerebbe mettere in guardia i giovani da quelli che sono i suoi nemici, tra cui si possono citare gli integralismi religiosi, filosofici e ambientalisti, le pseudoscienze, le medicine alternative e così via, e coloro i quali hanno imparato ad amarla dovrebbero, di conseguenza, iniziare anche a difenderla.

I docenti, da parte loro, da un lato dovrebbero capire che la matematica che si insegna a scuola non è imparare a fare i conti senza calcolatrice e che la fisica che si insegna a scuola non è imparare a memoria le equazioni del moto e le leggi della termodinamica, e dall’altro dovrebbero smetterla di ridurre al minimo le spiegazioni nell’ottica di una semplificazione delle materie: molto spesso l’unica via per comprendere davvero qualcosa è approfondirla, ma sono in molti a confondere semplicità con superficialità.

Molto spesso gli studenti percepiscono le materie scientifiche come qualcosa di limitato a delle formulette scritte su una lavagna e qualche esperimento fatto in laboratorio. Salvo rare eccezioni, infatti, le nozioni apprese in classe rimangono fini a se stesse e non hanno alcuna utilità pratica al di fuori della scuola. Le cose cambierebbero notevolmente se invece di fermarsi alla spiegazione di quelle quattro formulette che sembrano piovere dal cielo, si insegnasse  il metodo “di indagine” proprio delle scienze e si cercasse di formare nei giovani quello spirito critico che servirà loro da guida nelle scelte che dovranno compiere.

Tra le motivazioni che hanno dato origine alla scienza e fungono da stimolo per l’evoluzione della conoscenza scientifica c’è sicuramente il fascino del mistero. Si potrebbe perciò partire proprio dall’innegabile fascino che da sempre il mistero esercita su di noi per far interessare i giovani alle scienze: la presentazione di un mistero apparentemente inspiegabile inizialmente stupisce, subito dopo incuriosisce e in un lampo accende la voglia di capire: inizia così la fase di ricerca, con l’aiuto dell’insegnante, della spiegazione del fenomeno, ricerca spesso ardua, che però, una volta raggiunta, darà grande gratificazione agli studenti, che difficilmente dimenticheranno la lezione, in cui avranno imparato sia un metodo utile in diversi campi e situazioni, sia delle nozioni, e l’avranno fatto mettendosi in gioco in prima persona. Non solo: senza grande sforzo sarà stata ribaltata la classica situazione in cui gli studenti ascoltano il professore perché obbligati a farlo e il professore spiega perché deve farlo e non certo perché gli studenti lo vogliono. Se il mistero sarà davvero affascinante, saranno gli studenti a chiedere spiegazioni perché desiderosi di averle.

Da qui, poi, tutto il resto.

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