Notte Europea dei Ricercatori 2017

In televisione innumerevoli film ci danno degli spaccati (più o meno realistici) della vita di molti professionisti. È anche piuttosto semplice che, prima o poi, ciascuno di noi venga in contatto con un avvocato o un medico o un architetto e possa così capire in prima persona cosa fa costui e, magari, fargli qualche domanda su come si svolge il suo lavoro. Ma gli scienziati? Ce ne sono di tantissimi tipi: la vita di un chimico sarà molto diversa da quella di un matematico, ma anche quella di un fisico nucleare da quella di un fisico che si occupa di struttura della materia o ancora di più da quella di un fisico teorico.

Come si fa a conoscere uno scienziato? E capire cosa fa tutto il giorno? E conoscere le ricerche che, quotidianamente, le menti più brillanti della nostra penisola portano avanti, spesso rinunciando a ben più alti stipendi all’estero pur di rimanere in patria?

La scienza – e chi la fa – si presenta a tutti coloro che vogliono incontrarla dal 23 al 30 settembre, con una settimana di appuntamenti all’insegna del “Made in Science”, che culminerà con la Notte Europea dei Ricercatori 2017.

Giunta al suo dodicesimo anno, grazie ai finanziamenti e al supporto della Comunità Europea, anche quest’anno la Settimana della Scienza sarà coordinata da Frascati Scienza: lungo tutto lo stivale si susseguiranno eventi e aperitivi scientifici, incontri con i ricercatori, conferenze e visite nei più autorevoli centri di ricerca italiani.

Potrete trovare iniziative in moltissime città: Bari, Cagliari, Carbonia, Cassino, Catania, Cave, Cosenza, Ferrara, Frascati, Frosinone, Gorga, Isnello, Lecce, Milano, Monte Porzio Catone, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Roma, Sassari, Trieste, Viterbo.

Tra i principali partner di Frascati Scienza vi sono enti di ricerca nazionali quali ASI, CNR, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, ISS, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche, le migliori università della Penisola (Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA di Roma e Palermo, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università della Tuscia) e ancora Astronomitaly, Associazione Tuscolana di Astronomia, Explora, G.Eco, Ludis, Osservatorio astronomico di Gorga (RM), Fondazione GAL Hassin di Isnello (PA), Sotacarbo.

 

Per maggiori informazioni:

http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2017

http://www.frascatiscienza.it

 

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A scuola di Media e Comunicazione con le Radio Universitarie Italiane

Si chiude oggi la Raduni Summer Media School 2017, scuola di media e comunicazione organizzata dall’associazione di operatori radiofonici universitari RadUni, ideata con lo scopo di approfondire gli aspetti più oscuri della comunicazione digitale.

Dal 28 Agosto al 1 Settembre, presso l’Università della Magna Grecia di Catanzaro, gli studenti che danno vita (e voce) alle radio universitarie italiane hanno approfondito alcuni degli aspetti più controversi del mondo dei social media e della comunicazione digitale per comprendere le pratiche della buona comunicazione e della corretta divulgazione, in un mondo sempre più connesso e governato dalle regole del mercato digitale.

Gli organizzatori mi hanno chiesto di raccontare, durante la serata di benvenuto, l’esperienza di Scientificast, primo podcast scientifico italiano.

 

Durante la prima giornata, invece, ho spiegato il lavoro del CICAP, tra metodi d’indagine su paranormale e pseudoscienze e il difficile approccio del debunking e della divulgazione in questo settore.

 

 

Il programma completo lo trovate qui.

Ringrazio ancora gli organizzatori per il duplice invito e per la calorosa accoglienza, e faccio i miei migliori auguri a tutti gli studenti simpaticissimi conosciuti. Continuate così ragazzi!

Conferenza sotto le stelle: il mistero degli antichi astronauti

Complicate astronavi e uomini (o alieni?) in tute spaziali sono raffigurati in numerosi reperti storici. È la prova che Sumeri, Egizi, Maya e altri popoli erano così evoluti da compiere viaggi spaziali? Graffiti rupestri inequivocabili sono stati trovati anche in Italia. Qual è la verità?

Venite a scoprirlo il 27 Luglio all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, con una combo da paura: una mia conferenza sul Mistero degli Antichi Astronauti, aperitivo preparato da R&G Catering e osservazione del cielo con l’Unione degli Astrofili Napoletani.

 

Attenzione: all’evento si può accedere solo su prenotazione e metà dei biglietti sono già stati venduti in appena 3 giorni!

Per iscriversi: https://goo.gl/FSmgj4
Per ulteriori informazioni consultare l’evento su Facebook o scrivere a: barbato@na.infn.it

Parco Avventura Scientifico a Scampia

Stamattina, insieme a quella potentissima squadra dei ragazzi dei PONYS (Physics & Optics Naples Young Students), sono andata nel parco di Scampia con l’intento di trasformarlo, per mezza giornata, in un “Parco avventura scientifico”. L’idea era di proporre ai bambini – ma non solo – tre percorsi tematici: Onde, Energia ed Elementi, ognuno fatto da tre tappe in cui venivano spiegati dei concetti di fisica, con l’aiuto di esperimenti costruiti con materiali semplici. Prima di iniziare un percorso venivano consegnati, oltre alla mappa del parco con le varie tappe, un quiz con tre domande e un “Passaporto scientifico”, su cui collezionare timbri per ogni tappa  completata. A questo si aggiungeva una postazione di Fisica dello Sport e una dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). L’iniziativa fa parte del progetto “Rete dei Parchi”, organizzato dall’assessorato all’ambiente del Comune di Napoli per la riqualificazione dei parchi e dei quartieri disagiati di Napoli e rientra nella manifestazione internazionale “March for Science”, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e politica sui temi della ricerca scientifica.

Il progetto mi era piaciuto fin da subito, ma è inutile nascondere che sono partita con innumerevoli pregiudizi. Ho svuotato la borsa, evitato di portare il portafoglio e quasi fatto testamento. Ero pronta agli attacchi da parte degli “scugnizzi” e pensavo che ai bambini non sarebbe importato molto delle nostre spiegazioni, avrebbero distrutto il possibile e rubato il resto. Alcuni episodi del genere, infatti, si erano già verificati a Piazza del Plebiscito in occasione di Futuro Remoto, una manifestazione ben più controllata. Per la prima volta, inoltre, ero stata assegnata a “Fisica dello Sport”, dove ero sicura che i palloni usati per gli esperimenti avrebbero attirato i più… “irrequieti”.

Appena si entra a Scampia il degrado colpisce come uno schiaffo improvviso. Si passa da una città “normale” a un’altra dimensione, difficile da descrivere a parole. Non ci ero mai stata e non avendo nemmeno mai visto le serie tv o i film girati qui non avevo bene idea di cosa aspettarmi. Passando vicino alle Vele lo sconforto è tanto. C’è il Sole, ma in mezzo a quei palazzi regna l’oscurità. Nella penombra, tra i panni stesi, si distinguono una miriade di scale incrociate che vanno da un palazzo all’altro intrecciandosi e dando l’immagine tangibile di una società intricata e losca. Su Wikipedia ho letto che furono realizzate nell’ottica di un «progetto abitativo di larghe vedute» dall’architetto Franz Di Salvo, del quale sono l’opera che meglio rappresenta la «poetica architettonica dell’architetto». Poetica architettonica… Poetica… Poetica?

Passo oltre nel racconto, ma la vista di quei palazzi è qualcosa che continua a riapparirmi negli occhi, lasciando dentro di me un misto di angoscia e voglia di tornarci, capire, vedere da vicino.

Il parco è a due passi dalle Vele. È grande, molto grande, e tenuto benissimo. Ci sono prati verdi, giochi per i bambini, glicini. Un’oasi di pace che col Sole appare ancora più bella.

Ci sparpagliamo alle varie postazioni e man mano iniziano ad arrivare i bambini. Talvolta una marea di bambini tutti insieme. Sorridiamo spaventati nel vedere il primo gruppo marciare verso di noi. E poi l’incontro. Il terribile incontro con dei bambini meravigliosi, pieni di curiosità ed entusiasmo. Una miriade di caratteri diversi che vengono fuori come fuochi d’artificio, più spontaneamente – o almeno questa è stata la mia impressione – che altrove, forse perché la maggior parte erano lì da soli, senza genitori che li controllassero. Bimbe timide, ragazzini con la maglia del Napoli ed enormi brillantini all’orecchio, bambine con le trecce, bambini con gli occhiali. Tutti che volevano provare e quando avevano capito un meccanismo o un concetto chiamavano gli amichetti e tentavano di spiegarlo anche a loro, come se avessero appena compreso il segreto dietro una magia. Molti ci mostravano fieri il loro Passaporto scientifico pieno di timbri: “ho completato tutti e tre i percorsi e ho sbagliato una sola domanda!”. Bambini che chiedevano il permesso prima di salire sulla pedana rotante, pezzo forte delle nostre dimostrazioni, e quando poi dovevano girare la ruota, altro pezzo forte degli esperimenti che mostravamo, lo facevano insultandola in un gergo che capivo a stento, sperando che così andasse più veloce.

Quando è arrivato il momento di sbaraccare non volevano più andar via: “ci siete anche sabato prossimo?”, hanno chiesto speranzosi. Alcuni, piccoli scienziati in erba, erano intenti a inventare nuovi esperimenti mettendo insieme le cose che avevamo spiegato loro. Prima di andar via ci hanno restituito tutti i palloni, le palline, le corde.

Sono qui a raccontare di questa giornata appena trascorsa e ho gli occhi un po’ lucidi, perché più che in ogni altra occasione i bambini incontrati oggi mi hanno emozionato, e credo di ricordare quasi tutte le loro facce e i nomi di tutti quelli a cui l’abbiamo chiesto. Se oggi abbiamo dato qualcosa a questi bambini non è niente in confronto all’entusiasmo che loro hanno dato a me: ho abbattuto un pregiudizio.

Ps. #GoPONYSGo!

FameLab 2017: Masterclass

Poco più di una settimana fa ero nel bel mezzo della Masterclass di FameLab a Perugia: un’esperienza incredibile che è andata ben oltre le mie aspettative.

Tutto era iniziato quando, incurante di essere nel ciclone chiamato “Consegna-della-tesi-di-dottorato”, ho deciso di partecipare a FameLab, un talent show in cui scienziati, ricercatori e studenti universitari si mettono in gioco con lo scopo di raccontare, in soli 3 minuti, un argomento scientifico.

Così, a Marzo, in 10 città italiane, si sono svolte le due prime manche, che hanno portato alla selezione di 20 finalisti, tra cui la sottoscritta, che si sfideranno il 12 Marzo a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica, e per prepararsi a questo grande evento hanno partecipato a una Masterclass che si è svolta a Perugia dal 7 al 9 Aprile.

Sono partita per Perugia con un grande entusiasmo: partecipare alla Masterclass era il mio primo obiettivo e non vedevo l’ora di apprendere tecniche segrete su come migliorarmi. Lungo la strada, però, l’entusiasmo ha lasciato spazio all’ansia di conoscere i miei avversari, gli altri 19 concorrenti che avrei dovuto studiare attentamente. Così, quando giovedì sera ho iniziato a conoscerne alcuni li ho guardati in cagnesco. Sì, li ho guardati in cagnesco per 10 minuti circa: il tempo di ritrovarci seduti allo stesso tavolo a ridere e scherzare.

I tre giorni di Masterclass sono stati una tempesta di nozioni, esercizi, improvvisazione, consigli. Immersi nel sole e ospitati dal POST (Perugia Officina della Scienza e della Tecnologia), siamo diventati in poco tempo un gruppo affiatato il cui unico obiettivo era migliorare se stessi, grazie alla guida in particolar modo di Frank Burnet e Massimiliano Trevisan. Preziosissimi sono statianche i consigli di Leonardo Alfonsi, Mattia Crivellini e Irene Luzi.

Abbiamo parlato di perché e come comunicare la scienza e come costruire “ponti” tra tra gli esperti e i non esperti, ci siamo improvvisati attori e abbiamo cercato le (o la!) parole giuste per comunicare un messaggio. Le varie lezioni mi hanno aperto la mente e hanno rivoluzionato il mio modo di pensare la comunicazione. Devo ammettere che non pensavo avrei imparato così tanto, perché credevo che, nel corso degli anni, l’esperienza nelle situazioni più disparate, dalle conferenze nei pub agli eventi in piazza, e soprattutto l’attenta osservazione di comunicatori eccellenti, avessero già migliorato il mio modo di comunicare. Non sono che all’inizio invece: ho ancora tantissimo da imparare!

A suon di false presentazioni, giochi di specchi parlati, “Convergenzaa!!” e palline invisibili rosse, blu e gialle, i 19 avversari appena conosciuti si sono ben presto trasformati in 19 alleati, nuovi amici pronti a dare consigli e riceverli, compagni con cui crescere in vista di un evento che non non vivo più come una competizione uno contro l’altro, ma uno spettacolo in cui cercare di convincere la bellezza di 650 spettatori che la scienza è bella e varia.

Così, l’ultima sera, ci siamo ritrovati a cantare mano nella mano “Auld Lang Syne” , tipica canzone della tradizione scozzese in occasione di congedi, separazioni e strazianti addii, trasportati dal nostro ormai amato mentore Frank…

 

… per poi fare il nostro ingresso trionfale in Piazza IV Novembre, gremita di gente, zittendo tutti:

 

Ok, eravamo un po’ ubriachi (forse), ma… dite un po’, sembriamo mica 20 avversari?

FameLab 2017: abbiamo già vinto tutti!!

 

Sulle slide che passano di moda

Nel lontano 2009 tenevo la mia prima conferenza CICAP, in un bar in provincia di Bari.

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Adesso riguardo quelle slide esattamente come potrei guardare qualcosa di quando erano giovani i miei genitori, pensando che sia proprio roba di un’altra epoca: una versione di PowerPoint che risale a chissà quando, animazioni terrificanti, sfondo nero e scritte bianche che abbagliano anche l’ultima fila, colori a caso. Mi rimprovero da sola nel rivederle, anche severamente, poi penso che all’epoca il puntigliosissimo S., mia guida e punto di riferimento per gli affari cicappini, le aveva viste e approvate, quindi forse è proprio che in 7 anni c’è stata una evoluzione dell’estetica delle slide.

Chissà se tra altri 7 anni riguarderò le slide che sto preparando per la conferenza di domani e penserò la stessa cosa. Per ora mi preoccupa di più l’eventualità di fare battute che non fanno ridere nessuno.

Ah, se siete in centro domani, sabato 10 dicembre 2016, e non avete voglia di seguire il partner per negozi o vi siete stancati di camminare, passate alla Taverna del Maltese. Se vi sembra stia facendo una battuta… ridete, per carità! 😉

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Pronti per la Notte dei Ricercatori!

NottEuropea16web-2In 23 città italiane è già iniziata la settimana di appuntamenti con la scienza all’insegna del “Made in Science”. Il 30 settembre ci sarà l’evento clue: la Notte Europea dei Ricercatori 2016. Non volete mica perdervi questo importantissimo appuntamento, vero?

La Notte dei Ricercatori, manifestazione nata 11 anni fa e coordinata da Frascati Scienza, è il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica grazie ai finanziamenti e al supporto della Comunità Europea, un evento di ampia portata che coinvolge oltre 300 città europee.

Gli eventi sono tantissimi e potete trovarli qui: http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016/programma/

Intanto ve ne segnalo alcuni tra quelli nelle città che mi sono più vicine:

A Bari, mia città natale, gli eventi si tengono nel suggestivo Fortino di Sant’Antonio Abate, presso il Lungomare Imperatore Augusto, organizzati dalla mia “famiglia universitaria”.

I ricercatori dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari vi racconteranno fisica e ricerca accompagnati dalla proiezione di immagini e filmati. Gli studenti e i docenti del Corso di Laurea in Fisica dell’Università di Bari suoneranno musica classica e moderna per immergere ancora meglio il pubblico nei diversi racconti. Li conosco, vi assicuro che sono bravissimi!

Non perdetevi dunque i tre eventi:

Gli strumenti del fisico: dalle ore 16:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

Misurare la natura: dalle ore 16:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

Raccontare la fisica sotto le stelle: dalle ore 19:00 alle ore 23:30, prenotazioni qui

A Napoli ci sarò anche io, presso la stazione metropolitana “Toledo”, dove, se vi è mai capitato di prendere la metro da lì, avrete forse visto che c’è un telescopio sotterraneo per la rivelazione dei raggi cosmici. A partire da questo rivelatore si articolerà un percorso espositivo-divulgativo dell’attività di ricerca della sezione INFN di Napoli e dei gruppi associati del Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli “Federico II”. Parleremo dell’esplorazione del Cosmo e vi mostreremo un mini-interferometro come quello dell’esperimento VIRGO che, in collaborazione con l’americano LIGO, ha portato alla recente scoperta delle onde gravitazionali.

Per i più coraggiosi sarà possibile cimentarsi con l’analisi dei dati raccolti all’LHC Computing grazie a una moderna workstation di analisi dati e la guida degli esperti.

Infine, se preferite il mare, vi porteremo virtualmente negli abissi mostrandovi alcuni moduli dell’esperimento KM3NeT, un rivelatore sottomarino di neutrini ancora in costruzione.

Ma non è tutto!

L’Associazione PONYS sarà presente anche fuori dalla metro e vicino alle mura aragonesi con una serie di esperimenti di fisica “da tavolo” che vi stupiranno! Tantissime le piccole iniziative che abbiamo in serbo per grandi e piccoli, per catturare la vostra attenzione, stimolare la vostra curiosità e premiare coloro che avranno voglia di mettersi in gioco con noi!

Se Napoli è un po’ lontana perché abitate in provincia, vi segnalo che a Caserta ci sarà Spettri a Corte presso il Palazzo Reale di Caserta (Corso Trieste 2 – Caserta) dalle ore 19:00 a mezzanotte. Potete prenotarvi qui: http://www.matfis.unina2.it/ricerca/nottericercatori. Andandoci scoprirete la spettroscopia come strumento di conoscenza del mondo fisico, applicata all’ambiente, ai beni culturali, allo spazio e alla società.

Per maggiori informazioni: http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016   http://www.frascatiscienza.it

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(La cruda verità…)

Notte Europea dei Ricercatori 2016

Spesso pensiamo alla nostra Italia come un paese che va a rotoli, patria della pizza, sì, ma anche della corruzione, famosa all’estero per i suoi monumenti, “roba vecchia” che conosciamo in minima parte, e per il Made in Italy. Insomma, una bella serie di luoghi comuni e stereotipi, gli stessi che, quando li sentiamo da qualche straniero ci fanno un po’ arrabbiare.

Ma il nostro Paese non vive delle sole bellezze del passato: è anche proiettato nel futuro, all’avanguardia nella ricerca scientifica e tecnologica, nonostante gli scarsi finanziamenti pubblici e privati.

Dal 24 al 30 settembre si darà il via a una settimana di appuntamenti con la scienza all’insegna del “Made in Science”, che culminerà con la Notte Europea dei Ricercatori 2016.NottEuropea16web-2 Un brillante modo di far assaggiare a tutti la bellezza della scienza, la passione per la ricerca, le tecnologie e le innovazioni che da questa derivano.

In primo piano ci sarà il “processo di produzione della scienza”, uno degli aspetti più interessanti, a mio avviso, da mostrare a chi non si occupa di ricerca in prima persona, in modo da sfatare il mito che gli scienziati siano solo discendenti di Einstein, rinchiusi in laboratori coi loro camici bianchi e qualche provetta in mano.

Questa manifestazione nasce 11 anni fa, grazie ai finanziamenti e al supporto della Comunità Europea, e anche quest’anno sarà Frascati Scienza a coordinare la rete di ricercatori, università e istituti di ricerca lungo tutto lo stivale e a promuovere il più importante appuntamento europeo di comunicazione scientifica, un evento di ampia portata che coinvolge oltre 300 città europee.

In Italia il progetto vede impegnate 23 città – il doppio rispetto all’anno precedente, segno della crescita di questa bellissima manifestazione! – con oltre 200 eventi tra spettacoli, workshop e laboratori che coinvolgeranno il pubblico in prima persona.

Potrete trovare iniziative in moltissime città: Bari, Cagliari, Carbonia, Cassino, Catania, Ferrara, Firenze, Frascati, Genova, Gorga, Grottaferrata, Lecce, Milano, Modena, Monte Porzio Catone, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Roma, Sassari e Trieste.

Tra i principali partner di Frascati Scienza vi sono enti di ricerca nazionali  quali ASI, CNR, ENEA, ESA-ESRIN, INAF, INFN, INGV, ISS, CINECA, GARR, ISPRA, CREA, Sardegna Ricerche, le migliori università della Penisola (Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Università degli Studi Roma Tre, Università LUMSA, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università di Parma, Università di Sassari, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) e la Regione Lazio.

Per maggiori informazioni:
http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016
http://www.frascatiscienza.it

Se un giorno un giornalista sportivo…

Nel paese di Italianolandia ci sono due squadre di calcio: i Pallapappa e i Bombitondi. In una importante partita, i Pallapappa segnano 4 gol nel primo tempo e 1 nel secondo tempo, mentre i Bombitondi, evidentemente non in formissima, rimangono a zero. I 5 gol di vantaggio fanno sì che i Pallapappa vadano in serie A.

Il giorno dopo, su un quotidiano ad ampia tiratura nazionale, nella sezione sportiva una giornalista (donna) racconta la partita, scrivendo che i Pallapappa hanno segnato 1 gol nel secondo tempo, che sommato ai 4 gol del primo fa sì che che raggiungano l’importante traguardo della serie A. Poi però scrive anche che in tutto il campionato i Pallapappa hanno segnato solo un gol. Fa un po’ di confusione tra rigore e calcio d’angolo e infine correda il suo articolo con la foto della vittoria della Juventus, nota squadra di un altro continente.

Ora, voi tifosi che leggete questo articolo non vi sentireste rimescolare le budella e non vi lamentereste dell’incompetenza della giornalista, chiedendovi chi l’ha assunta (sarà stata sicuramente una raccomandata) e perché il giornale non la licenzia visto che non dà informazioni corrette?

Però qualcuno potrebbe dirvi: “Suvvia, perché ti scaldi tanto? In fondo non cambia la vita se sul giornale ci sono informazioni sbagliate su una partita di pallone… e poi è una donna, cosa può saperne di calcio? Al massimo avrà notato che i giocatori avevano magliette di colori diversi abbinati in modo pessimo! I cronisti che hanno commentato i 90 minuti avrebbero potuto aiutarla e spiegarsi meglio.”
“Ma.. ma come scusa, se uno fa il giornalista sportivo non dovrebbe capirci qualcosa di quello che scrive?”
“Sì, dovrebbe, ma in Italianolandia questa è solo una utopia!”
“E poi non è che siccome è donna automaticamente non può capirne di calcio e dobbiamo scusarla! Se ha deciso di fare quel mestiere (o si è ritrovata a farlo) potrebbe almeno informarsi meglio, chiedere al suo vicino d’ufficio che ne capiva di più perché anche lui era calciatore e tutti sanno che non si perde una partita, o per lo meno consultare ciò che era già stato pubblicato su internet in abbondanza…” e mentre discutete col vostro amico notate che su un altro giornale come foto hanno scelto quella di uno stadio vuoto, di rugby però. Il sangue nelle vene ribolle sempre più.

Basta farsi un giro su internet per leggere un bel po’ di articoli sulla partita fatti bene, scritti in modo semplice, senza errori, né foto sbagliate. E gli autori non sono nemmeno giornalisti. Sono giovani (non solo maschi) che hanno tanta passione e invece di uscire a farsi una birra dopo la partita, si sono seduti davanti al pc e hanno scritto il loro articolo, in cambio di nulla, gratis. E prima di pubblicarlo sul loro blog, che sarà letto probabilmente da meno persone rispetto al quotidiano a tiratura nazionale, hanno chiamato un paio di amici presenti allo stadio per assicurarsi di ricordare bene chi avesse tirato il rigore, e il secchione dei tempi del liceo perché ne corregga la grammatica, e poi la mamma perché gli dicesse se capiva cosa era successo durante l’incontro pur non avendo mai visto una partita in vita sua. E vien fuori un articolo proprio bello. Dignitoso.

“Ma quante storie!”, vi fa l’amico che non si sa perché continua a difendere la giornalista che per voi è solo una scansafatiche che non merita i soldi che guadagna, “Devi sapere che secondo alcuni il prerequisito per scrivere alla portata di tutti è non sapere nulla dell’argomento che si sta trattando.”

Baby-Facepalm

FACEPALM

E infatti, secondo questa logica, nelle scuole per insegnare chimica bisognerebbe scegliere persone che la chimica non l’hanno vista nemmeno alle medie, così è sicuro che sapranno spiegarla benissimo, no? E per insegnare calligrafia un analfabeta.. il ragionamento non fa una piega!

Invece il conoscere a fondo un argomento, così a fondo innanzitutto da saperne i concetti in modo corretto, e in secondo luogo da saper distinguere cosa è indispensabile comunicare e cosa no, come semplificare ciò che è troppo complicato, senza che la semplicità implichi un’informazione parziale o sbagliata, è un peeessimo presupposto per essere capiti da tutti.

“Conoscere a fondo un argomento non significa saperlo spiegare”

Giusto. E infatti non tutti lo fanno e sanno farlo. Però alcuni sì. E altri hanno imparato. Altri ancora, invece, hanno studiato quel che basta per riuscire a capire di cosa sta parlando l’esperto, e sono specializzati nel fare da tramite tra l’esperto e il grande pubblico. Una sorta di traduttori, e i traduttori, per svolgere il loro compito, di lingue devono saperne due, non solo una. Sono questi “traduttori” che io chiamerei “giornalisti”.

L’Italianolandia è un paese dove le cose funzionano un po’ alla rovescia, o meglio, in tanti campi non funzionano proprio. Però il calcio è importante e io ci scommetto che la giornalista sarà stata licenziata e sostituita da un’altra giornalista, più scrupolosa e dedita al suo lavoro. Per fortuna si trattava di calcio, perché se invece si fosse trattato di un articolo della pagina scientifica non se ne sarebbe importato nessuno.

Chi segue il mio blog, o mi segue su facebook, o mi ha incontrato nelle ultime settimane sa bene da cosa è scaturito questo post, anzi, non appena l’avrà intuito si sarà messo le mani tra i capelli pensando: “ma ancora con questa storia??? Non è la prima volta che succede e non sarà nemmeno l’ultima, possiamo mica alzare tutto questo polverone per ogni articolo di un giornalista disgraziato?”. In effetti no, però stavolta l’ho fatto, perché era un argomento che mi riguardava da vicino e che potevo giudicare facilmente. Me la sono presa con un quotidiano in particolare, ma ce n’erano anche altri su cui si poteva stendere un velo pietoso.
Se sono tornata ad affrontare la questione è perché dopo la pubblicazione del primo articolo ci sono state un po’ di discussioni con conoscenti e amici (che ringrazio per il tempo dedicatomi), che mi hanno fatto riflettere e portato a elaborare questa metafora.

Ora, ultime precisazioni:
– può darsi che il mio discorso, rivolto a un ipotetico unico autore degli errori, vada suddiviso in più persone, nel caso in cui, per esempio, a scegliere le immagini di un articolo non sia l’autore stesso. La colpa non si dimezza in tal caso, ma raddoppia per chi doveva solo scegliere l’immagine e non ha saputo fare nemmeno quello;
– può darsi (dubito fortemente, ma la situazione delle redazioni dei giornali è tragica), che il giornalista inetto sia uno stagista non pagato. In tal caso sono comunque stupita del fatto che non ci si rivolga a qualcuno più bravo che già scrive gratis e che un giornale pubblichi articoli mal fatti. E rimprovero il quotidiano per lo sfruttamento dei suoi dipendenti come stagisti e tutte quelle altre cavolate che si inventano per sfruttare le persone disperate senza pagar loro uno stipendio.

Come avrete capito, il mio dente nei confronti di certi “giornalisti” è ancora parecchio avvelenato….. e lo sarà sempre fino a quando vedrò gente in gamba che fa cose gratis e gente indegna pagata (probabilmente) nonostante faccia male il proprio lavoro. Che poi, guarda caso, la gente indegna non si firma nemmeno.

Tu, giornalista di Repubblica, sai contare?

ATTENZIONE: questo è un articolo polemico. Ma giustamente.

15 giugno 2015. Con un seminario presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la Collaborazione OPERA annuncia di aver osservato la quinta interazione di un neutrino di tipo tau all’interno di un fascio di puri neutrini mu. Questo risultato porta la significatività dell’esperimento a 5.1 sigma, il livello richiesto per dichiarare una scoperta. Risultato importante quindi. Di cosa significhi tutto questo scriverò in modo più approfondito tra un paio di giorni. (Aggiornamento: potete leggere il mio articolo a riguardo qui)

Alcuni giornali dedicano un po’ di spazio alla notizia. Repubblica per esempio:

Schermata 2015-06-16 alle 16.25.52

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.32

Lasciamo perdere il titolo, che fa apparire un neutrino alla stregua di un alieno o uno zombie. Ma si sa, ci vuole un titolo accattivante per attirare i lettori, e poco importa se è un po’ fantasioso.

Ma tu, “giornalista” della sezione Scienze di Repubblica, mi spieghi come puoi corredare un articolo sull’esperimento OPERA con la foto del rivelatore di Super Kamiokande, un esperimento che si trova in Giappone?
Sai usare Google immagini? Ti insegno: vai su http://www.google.it e selezioni “Immagini”. Poi scrivi qualche parola chiave, per esempio in questo caso “esperimento OPERA”, per dire una cosa semplice e rimanere sul vago.

Schermata 2015-06-16 alle 16.36.31

Queste sono le prime immagini che appaiono se faccio la suddetta ricerca e, bravo Google, sono tutte immagini che riguardano l’esperimento OPERA. Scegli quella che ti piace di più, poi siccome sei un giornalista, e un giornalista verifica sempre ciò che pubblica, dovresti verificare che l’immagine che hai scelto sia effettivamente dell’esperimento OPERA, e non magari della chiesa OPERA pia, che si sa Google è bravo, ma non può sostituirsi al tuo intelletto.

Oppure, per differenziarti dalle ricerche che si fanno per le tesine delle scuole elementari, potresti andare sul sicuro sul sito dell’esperimento e sfogliare la gallery, messa lì a disposizione anche per te: http://operaweb.lngs.infn.it/spip.php?rubrique3.

Che fatica, eh!

Chissà che percorso contorto hai fatto per pescare una foto che non c’entra nulla.

Ma andiamo avanti, perché la tua bravura vien fuori verso la fine del breve articolo, quando, dopo aver scritto:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

appena 7 righe dopo continui dicendo:

Schermata 2015-06-16 alle 15.55.42

UNO SOLO?

Benedetto figliolo, stiamo festeggiando l’osservazione del QUINTO evento di neutrino tau. L’hai detto tu che il primo era stato osservato nel 2010, ma ce ne sono voluti altri quattro per dichiarare la scoperta. 1+4=5.

E 5 ≠ 1. Se tu hai 1 mela e io ho 5 mele, NON abbiamo lo stesso numero di mele, giusto?

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Ora, se non si fosse capito, leggere questo “articolo” mi ha innervosito molto. Mi innervosisce non solo perché contiene informazioni sbagliate, senza nemmeno coerenza interna, e sbagliate non perché sono concetti difficili che un profano magari può faticare a comprendere e rielaborare in un articolo (diciamolo, hai proprio fatto un lavoro coi piedi), ma anche perché sei lì a occupare un posto come “giornalista scientifico” al posto di qualcun altro che, magari, sa contare e usare google immagini.

Voci precedenti più vecchie

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