Scienza e/è Poesia

Non nuoce al mistero il saperne qualcosa. Perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto artista alcuno del passato immaginasse! Perché i poeti del presente non ne parlano? Che uomini sono i poeti che parlerebbero di Giove se fosse simile a un uomo, ma se egli è un’immensa sfera ruotante di metano e di ammoniaca restano in silenzio?

(Richard Feynman, La Fisica di Feynman, vol. I-1, cap. 3-4, 1994, p. 3-9)

Il pregiudizio che le scienze siano una materia asettica, triste, studiata in bui laboratori da scienziati pazzi e asociali è duro a morire e forse è una delle cause che contribuiscono ad allontanare gli studenti dallo studiarle (avevo parlato dei problemi legati alla didattica della scienza in un post precedente).

Richard Feynman, fisico statunitense e Premio Nobel per la fisica nel 1965, spiega bene, in questo video, le ragioni per cui uno scienziato può, in realtà, ammirare doppiamente la bellezza di un fiore rispetto a un non-scienziato.

Condivido quanto detto da Feynman, compresa l’amara conclusione:

La nostra non è ancora un’era scientifica

14 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Luca Menichelli
    Nov 05, 2010 @ 21:27:19

    Ballissimo.
    Provvederò il prima possibile a realizzare un poema che narra le gesta del gigante gassoso intento ad oltrepassar gli angusti confini della propria eliocentrica orbita per regalar all’universo lo splendore del suo immenso potere…

    Oppure potrei poetar in rima il legame amorevole di cavalier protone con madamigella neutrone mentre geloso gironzola in attesa di entrare in azione scaricando la sua energia il perfido mago elettrone.

    Che dici giuly da dove posso cominciare?
    Come? Devo smetterla con la birra?😉

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  2. Guido Botteri
    Nov 06, 2010 @ 10:38:23

    Avendo vinto un concorso di poesia (aziendale) posso definirmi un poeta, piccolo piccolo, ma un poeta. Poi, questo fatto di definirmi “piccolo, piccolo” oltre ad essere un doveroso atto di modestia (direi di realismo) è anche una piccola rivincita sui chili di troppo che continuano ad assediare il mio corpo ingordo e materiale. Eh si,… la perfezione non è di questo mondo, e io che ne sono molto lontano, creco almeno di seguire chi ne sa più di me, chi può insegnarmi qualcosa. Alunno Guido, sempre al primo banco, per non perdere una parola del corso del prof. Archer, o degli interventi alla conferenza di Chicago. Ma sempre pronto a cogliere la poesia di un rosso ed intenso tramonto, la tristezza penetrante e romantica di una nebbia sulle colline, la visione del correre allegro di un ruscelletto, o del saltare gioioso e maestoso di una cascata.
    E mentre altri si lamentano del caldo, nell’attesa del verde, io assaporo la suggestione drammatica di quelle montagne che ti stan quasi addosso, ripide, piene di baratri paurosi e di abissi che danno al viandante paesaggi incredibili ed affascinanti. Ah, come adoro la Natura !

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  3. Guido Botteri
    Nov 06, 2010 @ 10:58:25

    @Luca,
    li tuoi poemi mi diletterebbero assai, messere, ma ti chiedo venia se mi permetto un suggerimento piccolo piccolo.
    Quand’era io giovanetto assai, e vagheggiava di duelli cavallereschi e corteggiamenti di leggiadre damigelle, che la mia dolce metà mi probì, non so perché, favellava il mago Merlino Coulomb di attrazioni fatali tra l’elettron, instancabile vagabondo, a stento trattenuto da certi legami oscuri sui quali devo, ahimè tacer, per la dolce e desiata protoncella, languidamente disposta al centro dell’attrazione, mentre lo neutrone (il dice lo nome stesso, mio arguto e romantico amico) se ne infis…ehm, volevo dire non si curava degli umani affanni, tutto intento a tener conto di topi ed iso-topi. Ma di qual segno era codesta attrazione fatale ? io che sono del segno del toro, me lo domandai ind’Arno, ché mi trovava all’epoca in quel di Firenze, ma par che riguardasse solo gentilelettroni e madamprotonelle “cariche” di attenzione ed interesse. Perché quelle, invece, “scariche” al massimo possono riguardar quei fulminei cavalieri che come un lampo sfrecciano nel ciel tempestoso…in un lampo.

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  4. Francesco
    Nov 06, 2010 @ 10:59:07

    Penso, nella mia modestia, che mentre la scienza indaga ciò che studia con metodi precisi, la poesia si limiti soltanto ad esprimere sensazioni ed emozioni senza alcun fine conoscitivo… Forse è questa la differenza. Ad ogni modo è indubbio che ci siano alcuni “fatti” scientifici che suscitano fascinazione e sono perciò altrettanto poetici rispetto a temi propri della poesia.

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  5. VQ
    Nov 06, 2010 @ 11:20:00

    L’arte, in qualsiasi forma si presenti, è uno strumento di comunicazione formidabile che nella storia umana ha assunto spesso il compito di diffondere informazione e conoscenze di vario genere.

    Basti pensare che le cosmologie delle diverse culture umane, nelle varie epoche, sono di norma arrivate fino a noi attraverso opere di poesia.

    Nel mio piccolo raccolgo la “sfida” di Feynman. Nei prossimi copioni teatrali comincerò ad inserire il fascino poetico delle leggi fisiche, della chimica e della biologia.

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  6. Sissi
    Nov 06, 2010 @ 11:28:22

    “Vedi io come artista posso scorgere la bellezza di un fiore”, dice l’amico di Feynman, ma esiste un patentino d’artista preso il quale puoi ritenerti dotato di una sensibilità tutta particolare? Certo che no! Credere che gli scienziati, che per loro mestiere sono portati a scomporre, ordinare e classificare la materia siano privi di sensibilità è chiaramente un pregiudizio. La scienza e quindi la consapevolezza di come la realtà è realmente strutturata ti permette di compiere un ulteriore salto, di “guardare oltre”, ma soprattutto di cogliere la “poesia della vita” e di sentirti sempre più parte integrante di quel continuo girotondo di colori ed elementi nei quali siamo immersi in ogni momento. Uno scienziato quando guarda un fiore non si limita a percepire “il gusto del bello” e a vivere di quelle piacevoli sensazioni che scaturiscono da tale visione, lui individua una perfezione che è insita nelle cose e allora non solo la sfera emotiva viene coinvolta ma ogni singola cellula danza il ballo della vita sino a sentirsi ancor più parte integrante di essa, perchè in essa si riconosce e si identifica.

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  7. Alberto
    Nov 06, 2010 @ 12:54:24

    ‎”Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”… (Amleto). Chissà che avrebbe scritto Shakespeare, se avesse potuto vedere qualche foto scattata dallo Hubble…:-)

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  8. Luca Menichelli
    Nov 06, 2010 @ 14:34:30

    In tutti i casi ,diventando un po’ più seri, la scienza non è solo asettico studio, ma non esisterebbe se non ci fossero fantasia e craetività. Ogni scoperta e invenzione è frutto della creatività di un matematico, un fisico, un chimico, un ingegnere o altro scienziato e la scienza non può e non deve essere relegata a mera ricerca da laboratorio .
    Gli scienziati sono degli artisti che dipingono la natura sulla tela della conoscenza o dei poeti che scrivono la storia dell’universo. La differenza è minima.

    Rispondi

  9. francesco
    Nov 06, 2010 @ 15:24:05

    Quando sei abituato a metodi strutturali, a schematizzare, a ragionare in questa maniera e a “definire” tutto ciò che incontri, perdi il gusto dell’emozione… Quella emozione che scaturisce spontanea e che non è necessario decifrare perchè “ti riempie” molto di più di una semplice spiegazione. Spesso molte cose che pure ci lasciano incantati, non necessitano di alcun chiarimento, ci “prendono” e basta. Sapere quali reazioni chimiche scatena nel nostro corpo non toglie nulla alla bellezza di un bacio, forse anzi, lo sminuisce… E anche se prima di essere professionisti siamo uomini fatti di carne e sentimenti, ci sono a volte processi inconsci che scattano automatici. Sarà deformazione professionale forse, l’importante è esserne coscienti… Ma ciò che conta davvero qualunque cosa si pensi, è non perdere mai la capacità di meravigliarsi perchè è questo il principio fondamentale di tutto: che sia scienza, fede o semplici emozioni.

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  11. Guido Botteri
    Nov 07, 2010 @ 10:29:20

    Ci sono varie predisposizioni utili nella Scienza. C’è chi è molto razionale, e questo è certamente un atteggiamento scientifico degno di rispetto, e c’è chi invece è “creativo” e capace di andare col pensiero e la fantasia là dove l’amico di prima non andrebbe mai.
    E i risultati scientifici di questa fantasia non sono solo nel campo della bellezza e dell’Arte, ma a volte rigorosamente pratici e scientifici.
    Nella storia delle invenzioni e del progresso, molto è uscito fuori da atteggiamenti rigorosamente scientifici, qualcosa è uscito fuori coll’aiuto del caso (e non basta…chissà quanti hanno avuto una mela in testa, senza inventare per questo nessuna teoria… il caso deve stimolare chi è potenzialmente in grado di recepire in maniera creativa lo stimolo, altrimenti sono margaritae ante porcos, e la Scienza rimane dov’è). A volte è la fantasia e la capacità di immaginazione di persone estrose che fa fare decisivi passi avanti. Non dunque il risultato di calcoli di formulasse strane e complesse, non un lavoro certosino al micrioscopio, o l’applicazione al computer…non solo, intendo… ma anche la capacità di pensare cose ardite ed innovatice che si trova in chi non segue per forza i sentiri altrui, ma si incammina in territori inesplorati della mente, e quindi della Natura.
    Naturalmente servirebbe che a queste persone fosse data occasione e possibilità di dar concretezza immaginativa.
    Secondo me.

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  12. Guido Botteri
    Nov 07, 2010 @ 10:32:41

    ehm, ehm, la fretta aiuta la percentuale di errori, e le dita grosse fanno il loro…e così “formulacce” diventa impropriamente “formulasse” , e il microscopio aggiunge una “i” clandestina e non voluta, di cui chiedo scusa.

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