La scienza e la didattica

Avete mai sentito parlare del “Carnevale della Fisica“? Si tratta di una bellissima iniziativa partita nel Novembre 2009 per celebrare i 400 anni di Galileo:

Il 30 novembre, 400 anni or sono, un uomo per la prima volta nella storia dell’umanità sollevava il suo cannocchiale al cielo, osservando da una angolazione del tutto nuova l’oggetto celeste più brillante del firmamento: la Luna. Quest’uomo era Galileo Galilei.

Il 30 di ogni mese appassionati e professionisti divulgatori della scienza si riuniranno per promuovere la fisica e le scienze in maniera originale e divertente.

Il tema di questo mese, per la XII edizione del Carnevale, è: Perché la didattica delle Scienze, e della Fisica in particolare, non funge qui da noi?” Si sa, infatti, che l’insegnamento scientifico in Italia lascia a desiderare. Lo dimostrano chiaramente le sconfortanti prestazioni offerte dai nostri studenti nelle indagini internazionali quali l’OCSE-PISA, per citarne una.


Quando ho letto la domanda la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati i soliti luoghi comuni: è colpa degli insegnanti, spesso non molto preparati o senza abilità didattiche, è colpa di queste nuove generazioni di studenti, che non hanno voglia di studiare, ed è colpa delle riforme, che creano disordini e mal contento. Ok, ma oltre a questo? Allora mi sono fermata a riflettere.

Credo che alla base di tutto ci sia l’impronta classicista e filosofica che ha permeato (e continua a condizionare pesantemente) la cultura del Paese, facendo apparire la scienza meno importante delle materie umanistiche e non indispensabile al benessere dell’umanità:

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico

scriveva Benedetto Croce all’inizio del 1900 (B. Croce, Il risveglio filosofico e la cultura italiana, «La critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia», n.6, 1908, pp. 161-168).

Gran parte della colpa va anche data alla Chiesa, da sempre preoccupata che la scienza possa minare il suo territorio e deviare i suoi fedeli portandoli alla perdizione: mai dimenticare il peccato di Adamo ed Eva che mangiarono il frutto proibito (erroneamente tradotto “mela”) dell’albero della conoscenza!

Considerando dunque queste condizioni, la prima cosa che un insegnante devrebbe fare è far capire alle nuove generazioni, a cominciare dai bambini della scuola elementare, che invece scienza vuol dire progresso: la scienza è utile, è bella e si evolve. E tutti possono contribuire alla sua evoluzione: non è necessario essere piccoli Einstein!

Poichè si sa che ogni persona è portata a studiare meglio le materie che gli piacciono, la chiave di volta sta nel rendere la scienza qualcosa da amare. E’ importante che gli studenti capiscano che la scienza non è qualcosa di astratto o inutile, ma che è grazie al progresso scientifico che sono nati il computer, la tv, internet, i loro amati videogiochi e così via.

La scienza dovrebbe essere presentata come una creatura da difendere: bisognerebbe mettere in guardia i giovani da quelli che sono i suoi nemici, tra cui si possono citare gli integralismi religiosi, filosofici e ambientalisti, le pseudoscienze, le medicine alternative e così via, e coloro i quali hanno imparato ad amarla dovrebbero, di conseguenza, iniziare anche a difenderla.

I docenti, da parte loro, da un lato dovrebbero capire che la matematica che si insegna a scuola non è imparare a fare i conti senza calcolatrice e che la fisica che si insegna a scuola non è imparare a memoria le equazioni del moto e le leggi della termodinamica, e dall’altro dovrebbero smetterla di ridurre al minimo le spiegazioni nell’ottica di una semplificazione delle materie: molto spesso l’unica via per comprendere davvero qualcosa è approfondirla, ma sono in molti a confondere semplicità con superficialità.

Molto spesso gli studenti percepiscono le materie scientifiche come qualcosa di limitato a delle formulette scritte su una lavagna e qualche esperimento fatto in laboratorio. Salvo rare eccezioni, infatti, le nozioni apprese in classe rimangono fini a se stesse e non hanno alcuna utilità pratica al di fuori della scuola. Le cose cambierebbero notevolmente se invece di fermarsi alla spiegazione di quelle quattro formulette che sembrano piovere dal cielo, si insegnasse  il metodo “di indagine” proprio delle scienze e si cercasse di formare nei giovani quello spirito critico che servirà loro da guida nelle scelte che dovranno compiere.

Tra le motivazioni che hanno dato origine alla scienza e fungono da stimolo per l’evoluzione della conoscenza scientifica c’è sicuramente il fascino del mistero. Si potrebbe perciò partire proprio dall’innegabile fascino che da sempre il mistero esercita su di noi per far interessare i giovani alle scienze: la presentazione di un mistero apparentemente inspiegabile inizialmente stupisce, subito dopo incuriosisce e in un lampo accende la voglia di capire: inizia così la fase di ricerca, con l’aiuto dell’insegnante, della spiegazione del fenomeno, ricerca spesso ardua, che però, una volta raggiunta, darà grande gratificazione agli studenti, che difficilmente dimenticheranno la lezione, in cui avranno imparato sia un metodo utile in diversi campi e situazioni, sia delle nozioni, e l’avranno fatto mettendosi in gioco in prima persona. Non solo: senza grande sforzo sarà stata ribaltata la classica situazione in cui gli studenti ascoltano il professore perché obbligati a farlo e il professore spiega perché deve farlo e non certo perché gli studenti lo vogliono. Se il mistero sarà davvero affascinante, saranno gli studenti a chiedere spiegazioni perché desiderosi di averle.

Da qui, poi, tutto il resto.

5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Mariagrazia
    Ott 27, 2010 @ 23:46:45

    Il tuo articolo è interessantissimo. Mi soffermo anche io molto spesso a pensare alle nostre due culture, e anche al fatto che, per motivi che hai già elencato e soprattutto in Italia, si dia importanza soprattutta a quella umanistica. Per esempio,se una persona non conosce l’autore delle Divina Commedia, o non sa usare correttamente il congiuntivo è pesantemente tacciato di ignoranza, e giù a dire che non è accettabile avere lacune di questo tipo. Però se la stessa persona non riesce a destreggiarsi tra semplici calcoli o proporzioni, o non sa cosa sia un cateto e a quale figura geometrica ricondurre il termine, allora semplicemnte non è portato, la matematica non fa per lui, non è così grave!!C’è un problema di fondo , che tu hai sviscerato benissimo, nella didattica della scienza. Perchè se è vero che si devono proporre stimoli, è anche vero che bisogna trasmettere il rigore su cui si basano le “materie dure” come la matematica, la fisica, la chimica. Mi viene in mente Carlo Bernardini e il suo principio di indeterminazione della comunicazione della scienza: all’aumentare del rigore diminuisce la comunicabilità. E non è un problema così facile da gestire, ce ne siamo accorti anche noi durante le conferenze della settimana scientifica.
    Quanto al resto , mi viene in mente che in 5 anni di liceo (scientifico!), sono stata solo due volte in un laboratorio di fisica, e nemmeno una volta in uno di chimica: come si può capire così quanto sia INDISPENSABILE studiare e capire e amare la scienza? Forse si potrebbe iniziare da qui, che ne dici? (E aggiungerei anche eliminando gli spacciatori di culture, senza fare nomi!)
    Ti ho rubato tantissimo spazio, mi scuserai vero??:)
    baci
    MG

    Rispondi

    • supergiuggiola
      Ott 28, 2010 @ 23:07:28

      scusarti?? Scherzi mary? No che non ti scuso, ti ringrazio per il bel commento!! :))

      Condivido pienamente quanto dici. Il principio di indeterminazione di Bernardini è proprio azzeccato e di difficile risoluzione.. Voi alla settimana della cultura scientifica ve la siete cavata alla grande! Secondo me, iniziative come quella del Libroscopio sono davvero molto utili perché fanno capire al pubblico le mille potenzialità della scienza, i suoi innumerevoli lati interessanti e danno la possibilità di entrare nel vivo grazie ai laboratori.

      A proposito di esperienze nei laboratori, io invece a scuola sono stata davvero fortunata perché pur andando al liceo classico usavamo spesso sia il lab di fisica che quello di chimica! Ed erano anche ben attrezzati! Ma so che è una eccezione..

      Rispondi

  2. Francesca
    Ott 28, 2010 @ 10:28:40

    Anche la cultura classica serve per fare bene scienza, gli studenti devono imparare come chiedere spiegazioni se sono desiderosi di averle.

    Rispondi

  3. Trackback: Scienza e/è Poesia « A little Skeptic
  4. G
    Lug 07, 2012 @ 13:36:06

    Per non parlare del fatto che proprio dalla cultura classica nasce la scienza moderna: basti pensare ad Aristotele, inventore della fisica e del metodo induttivo, a Plinio, il primo naturalista della storia, Eratostene, che determinò la circonferenza della terra grazie alla trigonometria, la cultura ellenistica con Archimede, Pitagora, Talete ed Euclide… per non parlare delle basi della cultura europea moderna, con Cartesio, Liebnitz, Leonardo da Vinci… Tutti questi erano uomini di scienza e hanno posto le basi del pensiero scientifico moderno… come possiamo studiarli a scuola dimenticandoci di questo?

    Rispondi

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