Nuovi dualismi: il cervello tra neuroscienze e neuromanie

La seconda conferenza del Libroscopio 2010, tenutasi sabato 9 Ottobre, si intitola “Nuovi dualismi: il cervello tra neuroscienze e neuromanie”. Moderatore dell’incontro è sempre Pino Donghi, semiologo di formazione, docente e ricercatore presso il Dipartimento di Semiotica e Performing Arts dell’American College of Rome (Charleston, West Virginia) e divulgatore scientifico. I tre relatori sono Alberto Oliverio, Piergiorgio Strata e Paolo Livrea (cliccate sui loro nomi se volete saperne di più).

Pino Donghi, Piergiorgio Strata, Alberto Oliverio, Paolo Livrea

Si inizia dalla storia delle neuroscienze. E’ il Prof. Strata a rispolverarla velocemente, nominando uno dopo l’altro i nomi più importanti: Galvani, Matteucci, Golgi, Bovet, Montalcini e Capecchi, tanto per citarne alcuni.

Allo studio del cervello è stato dedicato il decennio 1990-2000 (il “Decennio del Cervello” fu dichiarato nel 1989 dal Presidente degli Stati Uniti George Bush e l’Italia, per il tramite del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, fu il primo paese a aderire, costrituendo, nel luglio 1990, una Commissione Nazionale presieduta dalla Prof.ssa Rita Levi Montalcini. Su indicazione di questa Commissione, successivamente aderirono anche la Commissione dell’UE e numerosi altri paesi di tutto il mondo; nda), decennio durante il quale si è voluto porre l’accento su come le Neuroscienze costituiscano un argomento emergente nel panorama delle nostre conoscenze, le cui prospettive per i prossimi anni sono senza dubbio molto interessanti.

Le neuroscienze sono esplose negli anni ’80. Oltre alla curiosità di scoprire di più sul cervello, c’era una reale necessità di capire meglio il suo funzionamento perché con l’aumentare dell’età media aumentavano i problemi al cervello, come l’Alzheimer, e studiare il cervello era il primo passo per trovare possibili cure per le varie malattie.

Il Prof. Oliverio introduce il problema dell’incoscio e della coscienza, portato avanti dal Prof. Livrea che ci parla a lungo di studi ed esperimenti riguardanti lo stato di coscienza delle persone in stato vegetativo permanente, studi molto interessanti che, se confermati, porterebbero avanti il dibattito sull’accanimento terapeutico. Questo è uno dei tanti esempi in cui la ricerca scientifica aiuta l’etica.

La conferenza prosegue su argomenti un po’ più leggeri e si parla di come le molecole del nostro cervello influenzino i nostri comportamenti: quanto siamo davvero liberi?

Nel nostro cervello, infatti, ci sono degli schemi che ci guidano nel comportamento, ma non sempre questi sono razionali: c’è una componente emozionale che ci induce a compiere scelte che ci sembrano più morali.
Per comprendere meglio di cosa si tratta, il Prof. Strata illustra alcuni famosi esempi.

Ci sono 5 persone su un binario e sta arrivando il treno: le 5 persone moriranno a meno che il treno non venga deviato su un binario dove c’è una sola persona, che in tal caso morirebbe, mentre gli altri si salverebbero. Deviereste il treno?

La risposta che ognuno di noi è portato a dare è “sì”. Tuttavia le cose cambiano in questo altro caso:

Ci sono 5 persone su un binario e sta arrivando il treno: le 5 persone moriranno a meno che non spingiate un’altra persona sotto al treno, che morirebbe, mentre gli altri si salverebbero. Buttereste la persona sotto al treno?

La risposta che la maggior parte di noi darebbe in questo caso è “no”. Eppure, razionalmente, non è cambiato niente rispetto al primo quesito: si tratta in entrambi i casi di sacrificare una persona per salvarne cinque.

Il prof. Oliverio fa un altro esempio che sicuramente avrete sperimentato in prima persona:

Dovete comprare un’automobile nuova che costa 9999 euro. In un concessionario che si trova a 100 metri di distanza vendono la stessa auto a 9998 euro. Fareste i 100 metri in più per andare all’altra concessionaria?

Direi proprio di no. Invece in questo altro caso sono sicura che risponderete di sì:

Dovete comprare un oggettino che costa 1,99 euro. In un negozio che si trova a 100 metri di distanza vendono lo stesso oggetto a 0,99 euro. Fareste i 100 metri in più per andare all’altro negozio?

Anche in questo caso, razionalmente, il risparmio è sempre di 1 euro, ma lo giudichiamo conveniente solo nel secondo caso.
E’ proprio questo il meccanismo che ci porta ad aggiungere costosissimi extra a una spesa già elevata (per esempio quando si tratta di scegliere gli accessori dell’auto).

Un altro caso in cui risulta evidente quanto i nostri comportamenti siano influenzati dalle sostanze presenti nel nostro cervell0 riguarda studi condotti sulle arvicole, una specie di roditori. Esistono due famiglie di arvicole: una dimostra estrema fedeltà nei confronti del partner ed è sostanzialmente monogama, mentre l’altra ha rapporti con partner occasionali. La differenza che è stata riscontrata nelle due famiglie riguarda il livello di ossitocina presente nel cervello. L’ossitocina è un ormone la cui funzione è associata al travaglio e al parto. Tuttavia questa sostanza è presente anche nei maschi e questi esperimenti dimostrano l’importanza di tale ormone nell’accoppiamento e nel comportamento nei confronti della prole.
Insomma, se avete tradito il vostro partner non è colpa vostra, ma della troppa ossitocina presente nel vostro cervello! E battute a volontà potrebbero farsi sulla media troppo alta di ossitocina presente nei cervelli dei nostri politici…😉

I relatori rispondono infine alle domande del pubblico. Alcune domande riguardano curiosità e falsi miti che spesso si sentono citare:

D: E’ vero che utilizziamo solo il 5% del nostro cervello?

Risponde il Prof. Oliveri: No, è solo una leggenda metropolitana. Non c’è limite alla memoria e allo sfruttamento del nostro cervello.

D: I sensi sono solo 5?

Risponde il prof. Strata: No, i sensi sono moltissimi. Ad esempio il tatto comprende anche il senso del dolore, della pressione, la sensibilità alla posizione delle articolarzioni, la sensibilità alle vibrazioni, etc. La vista è fatta di molte “viste diverse”: quella per vedere i contorni, quella per vedere i movimenti, il chiaro-scuro, i colori, la spazialità… Poi c’è il senso dell’equilibrio, la propriocezione e così via.
I sensi quindi sono moltissimi (ma, aggiungo io al fine di evitare equivoci: non è stata mai dimostrata l’esistenza del sesto senso!)
La lesione di un’area del cervello può portare a strane esperienze come le Esperienze fuori dal corpo (OOBE:  Out-of-body-experiences), per un approfondimento delle quali rimando alla voce dell’enciclopedia del CICAP: “Viaggio fuori dal corpo“.

D: Quanto conta la genetica e quanto l’apprendimento? Il mio cervello e quello di, per esempio, Mozart, erano uguali alla nascita? Quanto sono importanti gli stimoli ricevuti in tenera età?

Rispondono i prof. Strata e Oliverio: Sicuramente c’è una componente generica, ma la variabilità individuale è forte e il cervello è molto plastico. Le esperienze precoci possono essere fondamentali come possono causare un blocco nel bambino.

Mio consiglio di lettura a questo proposito: se siete neo-genitori ossessionati da questo genere di domande o se volesse approfondire questo argomento, Piero Angela affronta la questione nel suo libro “Da zero a tre anni”.

Anche la seconda conferenza giunge al termine, lasciando il pubblico sempre più affascinato dalla vastità dei campi d’azione delle neuroscienze e dalle infinite cose che possiamo scoprire sul comportamento umano attraverso lo studio del cervello.

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