Quando non rimarrà più niente

 

Questo l’ha scritto un mio amico. Si chiama Davide ed è uno in gamba.
Quando l’ho letto avevo gli occhi lucidi e tanta rabbia dentro, perché mi dispiace per lui, ma anche per noi: le sue parole, infatti, sono le parole di tanti giovani d’oggi che nonostante il talento e la voglia di lavorare vengono tagliati fuori dalla crisi e dagli errori passati e presenti dei politici.

 

Piccolo sfogo: per due volte in pochi mesi, due diverse redazioni giornalistiche mi tolgono quanto “promesso”, cioè un contratto da praticante, dopo settimane passate a rassicurarmi e a dirmi quanto sono bravo e quanto mi impegno. Tutte due le volte, a causa di una motivazione che non dipende da me: prima c’erano i soldi, ora ci sono le perdite, il momento è difficile, quindi non possiamo più assumere. Tutte due le volte, mortificati e dispiaciuti e tristi per la brutta notizia.
Ora, io per il momento tengo botta. Anche perché non credo di essere Indro Montanelli. Anche perché ci sono cose peggiori. Anche perché un impiego, al momento, ce l’ho. Non quello dei miei sogni, non per sempre, ma ce l’ho. E da quando mi sono laureato ce l’ho sempre avuto. E non ho mai lavorato gratis. Tanti di noi però lavorano gratis e devono dire anche grazie, perché tanti altri non hanno proprio niente e tanti tanti altri neanche ci sperano più. E quindi rimango.
Però quando non rimarrà più niente, quando l’ultimo ragazzo sarà partito per l’Australia o la Cina, quando non nasceranno più nuove famiglie e nuovi bambini, quando non ci saranno manco più le file per i provini del grande fratello, quando nessuno più voterà e ci sarà qualcuno pure peggio di Silviuccio mio, quando non ci saranno manco più gli stage a 800 euro al mese, quando non ci saranno manco più gli stage gratis, quando le università saranno ancora più vuote di studenti e più piene di imbecilli, quando neanche più i raccomandati troveranno nulla, quando neanche più quelli con due master quattro lauree e che parlano dieci lingue troveranno nulla, quando le strade saranno piene solo di pensionati e badanti e kebabbari, in quel momento anche io sarò da qualche altra parte a ridere e fregarmene e non vorrò sentire una cazzo di parola su quanto siamo disinteressati, svogliati, sfaticati, annoiati, bamboccioni, mammoni, frignoni, senza sogni, senza speranze, disimpegnati politicamente, senza pazienza, superficiali, stupidi, viziati, disillusi, montati, schizzinosi, choosy. Non vorrò sentire neanche una sillaba su quanto ah ai nostri tempi, ah quanti sacrifici ho fatto, ah pretendete tutto! ne dovete mangiare di pane duro!, ah io alla tua età ero mooolto meglio di te, ah vi lamentate vi lamentate ma non fate niente per cambiare le cose, ah dovete scendere in strada e spaccare tutto.
Perché sono convinto che tutti noi, in qualche modo, stiamo lottando. Ognuno con i propri mezzi e le proprie convinzioni e le proprie paure. Chi scendendo in piazza a spaccare tutto e chi mettendo giacca e cravatta ogni giorno. Chi svegliandosi alle 6 del mattino in una città non sua e chi consumandosi le dita sull’ennesimo curriculum che nessuno leggerà. Chi mettendo da parte l’orgoglio e chi inorgogliendosi ancora di più. Chi studiando come un matto e chi tentando con tutte le forze di credere in parole come mission, earnings, risultati, schedule, trimestrale, sacrifici.
Non sto allontanando le nostre responsabilità, come generazione e come singoli e come studenti e come lavoratori. E so di essere comunque tra i fortunati, sia come giovane italiano che come giovane europeo che come giovane essere umano.
Però aspetto il tonfo che questo bel paese farà. Non vedo l’ora. E non muoverò un dito.
Solo, cerchiamo di non restare sotto le macerie, per favore.

Davide Colapietro

lavoro_precario

6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. alf
    feb 06, 2013 @ 15:49:42

    Posso capire la frustrazione (che è ed è stata di tanti e non solo della generazione dello scrivente) – ma il risultato è uno sfogo illogico. “Quando non ci sarà più niente anch’io sarò da un’altra parte.” Embè? Auguri e figli maschi – vai da un’altra parte anche ora, se ti conviene e se puoi.Non mi sembra però che, con questo “urlo”, si aprano prospettive generali più vaste.

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  2. asongforsimeon
    feb 06, 2013 @ 16:48:59

    I discorsi intorno alla crisi mi lasciano sempre freddo e indifferente. Durante l’età vittoriana l’occidente industrializzato colonizzava il mondo e in cina c’erano le carestie, la rivolta dei taiping, quella dei boxer, la guerra dell’oppio. Ora noi abbiamo la disoccupazione al 40% e loro lanciano programmi spaziali. Possiamo anche chiamarla crisi e distribuire colpe, ma in realtà è un fenomeno che conosciamo più o meno dai tempi di Erodoto e Tucidide: si chiama storia. Con buona pace di Fukuyama, non è mai finita.

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  3. francescosamani
    feb 06, 2013 @ 21:10:57

    Reblogged this on francescosamani.

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  4. Giambattista
    feb 17, 2013 @ 08:18:55

    Mi dispiace per il tuo amico , e lo sfogo derivato…..ma condivido quello che hanno detto alf e ason

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  5. Adriano G. V. Esposito
    ott 01, 2013 @ 13:27:29

    “Tutte due”?!

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  6. Alberto Amati
    ago 14, 2014 @ 08:42:23

    Sapete che la passione allunga la vita? L’ultimo numero di Focus spiega che se il cervello si infiamma, ci regala un’ora di gioia in più al giorno, e ci allunga la vita. Le passioni possono essere il propulsore di una vita più lunga e felice…

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